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NESSUN DOLORE DI GIANNI AMELIO, FILM 'VENEZIANO' PRESENTATO AL FUORICINEMA MILANESE DI QUEST'ANNO, È UN FILM POETICO CHE AMELIO INVITA A DECODIFICARE ATTRAVERSO UNA POESIA DI MARIO LUZI. È PERÒ ANCHE UN FILM BATTAGLIERO E PERFINO PROVOCATORIO SU UN TEMA CHE AL REGISTA STA PARTICOLARMENTE A CUORE: QUELLO DEI MIGRANTI. BASTI PENSARE A LAMERICA DEL 1994. UN TEMA NEL QUALE NELL'ARCO DI UN TRENTENNIO S'È INFILATO L'ODIO. E TUTTAVIA NESSUN DOLORE, NELLE NOSTRE SALE DAL 24 SETTEMBRE, FA ANCHE RIMA CON SPERANZA

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Amelio a Fuoricinema Nel film Nessun dolore di Gianni Amelio, Venezia 2026, Valeria Golino, nelle vesti di Elsa, docente universitaria, legge agli studenti la poesia di Mario Luzi, che il regista a sua volta ha recitato al pubblico milanese presentando in anteprima il lungometraggio  al Fuoricinema di quest'anno a Porta Nuova. I primi versi suonano così: A volte si tocca il punto fermo e impensabile dove nulla da nulla è più diviso, né morte da vita né innocenza da colpa, e dove anche il dolore è gioia piena... Ebbene, a Milano e pure certamente anche a Venezia, Amelio questi versi li ha suggeriti al pubblico come chiave di lettura del film e in particolare della dolorosa odissea di  Davide (Alessandro Borghi), libraio dell’usato col chiosco in una piazza di Roma e principale protagonista,  che.  prima  di approdare a dove anche il dolore è gioia piena,  dovrà attraversare un territorio tormentato da incidenti, autopunizioni, pentimenti, sensi di colpa, rab...

PALESTINA 36 - QUANDO TUTTO EBBE INIZIO, FILM DI ANNEMARIE JASIR REALIZZATO NEL 2025 E APPRODATO NELLE NOSTRE SALE IN QUESTO SETTEMBRE, NARRA LA RIVOLTA PALESTINESE CONTRO IL DOMINIO COLONIALE INGLESE IMPEGNATO A FAVORIRE L'ARRIVO DEGLI EBREI IN PALESTINA ANCHE A SEGUITO DELLE CRESCENTI PERSECUZIONI IN GERMANIA, MA SULLE TESTE DEI PALESTINESI. IN PRIMIS PRIVATIZZANDO LE LORO TERRE COMUNI. GLI AUTOCTONI INSORGONO MA SONO VITTIME DI UNA REAZIONE FEROCE DI PRETTO STAMPO COLONIALISTA DA PARTE DELL'ESERCITO INGLESE. UNA VICENDA CHE PUÒ ESSERE LETTA COME LA CULLA DI TUTTI I MALI POI SUSSEGUITISI IN QUELLA TERRA SENZA PACE.

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YUSUF Mentre vedi Palestina 36 - Quando tutto ebbe inizio di Anne Marie Jasir, regista di formazione americana, palestinese d’origine, a lungo bandita da Israele e attualmente residente a Haifa, ti scatta immediatamente, fin dalle prime scene, il collegamento di quel numero, 1936, a fatti che in quell’anno ebbero una sorta di epicentro. Fatti figli del nazionalismo montante, del colonialismo atroce e, naturalmente, delle dittature in piena auge. Nel maggio di quell’anno il fascismo concludeva la conquista dell’Etiopia col suo bagaglio di crimini e stragi. Quasi in sincronia iniziava il pronunciamento reazionario e golpista contro la repubblica spagnola che terminerà nell’arco di un biennio con la dittatura di Francisco Franco grazie anche all’aiuto dei fascisti italiani e dell’aviazione del Fuhrer. Ebbene, nel 1936 scoppia anche l’insurrezione dei palestinesi contro il potere coloniale inglese che, a seguito della spinta sionista, del proclama di Balfour e delle persecuzioni in German...

IN NESSUNO VI FARÀ DEL MALE, TITOLO AMARAMENTE IRONICO DEL DOCUFILM DI DINO HODIC, LOCARNO 26 RITORNA AL DRAMMA DELLA BOSNIA DEGLI ANNI '90 CON IL GENOCIDIO DI SREBRENICA E ALTRI CRIMINI. HODIC, FUGGITO IN SVIZZERA CON LA FAMIGLIA AI PRIMI SEGNALI DI PERICOLO DA SVORNY, CITTÀ PROSSIMA AL CONFINE SERBO, RITORNA DA REGISTA PER RICOSTRUIRE QUELLA STAGIONE DI DOLORE IN PARTICOLARE ATTRAVERSO LA VICENDA DI HASAN, CHE IN FUGA DA SREBRENICA PORTA SULLE SPALLE PER VENTI KM IL CORPO DEL FRATELLO UCCISO DA UNA MINA FINO AL TERRITORIO LIBERO DI TUSLA.

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  Con la vicenda narrata in Nessuno vi farà del male di Dino Hodic (2025), a Locarno 2026 nella sezione Panorama Suisse, potremmo dire giornalisticamente che siamo sul pezzo. È morto proprio in questi giorni il boia di Srebrenica, Ratko Mladic, massimo interprete della ferocia genocida scatenata dalle milizie para-serbe in Bosnia all’indomani della morte di Tito e della dissoluzione della ex-Jugoslavia. E il regista del film ci racconta appunto l'escalation del dramma.  Lo fa nel format che a Locarno piace particolarmente: quello del ritorno, in questo caso il ritorno del regista fuggito in Svizzera da bambino con la famiglia dalla città di  Zvornik, prossima al confine serbo, in coincidenza dei primi segnali allarmanti di minaccia a causa delle squadracce di Arkan  (Željko Ražnatović). Zvornik fu appunto la  prima o comunque una delle prime città bosniache vittime del nazionalismo rapace della grande Serbia, che avrebbe poi portato all’assedio di Sarajevo (‘92 ...

Il CILENO DI SERGIO CASTRO - SAN MARTIN, FILM DI PRODUZIONE ITALO-SVIZZERO-CILENA E PROIETTATO IN PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, NARRA DI UN ESULE CILENO, UN MINATORE, SCAPPATO DA PINOCHET E APPRODATO A TORINO. SIAMO NELLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI '70 E IL FILM SI ISPIRA AD UNA STORIA VERA. SI ISPIRA. NON NE È UNA RICOSTRUZIONE RIGOROSA. IL PATHOS STA TUTTO NELLA SOLITUDINE DELLO SRADICATO ALDO CHE SI TROVA PER MOTIVAZIONI CHE PARREBBERO LONTANE DALL'IDEOLOGIA, COME GLI DIRÀ IL COMMISSARIO CHE LO BRACCA, IN UNA GUERRA NON SUA. METTENDOSI AL SERVIZIO DINAMITARDO DEL TERRORISMO ROSSO DI QUEL DECENNIO. TERRORISMO IN EFFETTI RAPPRESENTATO IN MODO IMPROPRIO. DI QUI QUALCHE SEVERA CRITICA.

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Camilo Arancibia  Il Cileno di Sergio Castro-San Martin, proiettato in Piazza Grande a Locarno 2026, ha ricevuto critiche feroci in Canton Ticino per le approssimazioni, se non inesattezze, storiche. In particolare riguardo alle caratteristiche del terrorismo rosso degli anni ‘70 da una vicenda del quale il film trae ispirazione.  D'altra parte appunto di ispirazione si tratta. Non di ricostruzione severa dei fatti e della personalità reale, umana e politica, di Aldo Marin, minatore cileno esule in Italia, Torino, in fuga da Pinochet e protagonista di Il cileno E in effetti dal personaggio recitato da Camilo Arancibia esce poca teoria rivoluzionaria, pochi ragionamenti sui suoi ideali a parte la non volontà di posizionare personalmente le bombe che accetta di fabbricare per il gruppo terroristico che lo assolda. Di più: vero che Aldo Marin morì in relazione ad un attentato dinamitardo. Altrettanto vero però che il terrorismo rosso nella seconda metà del decennio faceva tutt’al...

BLOODY TENNIS DI NIKYAS KHRYSSOS, A LOCARNO 2026 FUORI CONCORSO, È UN HORROR MOLTO TRASH. AMBIENTATO IN UNA SCUOLA DI TENNIS DOVE IN PALIO C'È LA VITA, LA PROTAGONISTA È UNA GELIDA E SPIETATA SOPHIE CHE AFFRONTA OGNI OSTACOLO E OGNI PROVA CON LA DETERMINAZIONE E LA FREDDEZZA DELLA PREDESTINATA AD UNA SORTA DI TRUCULENTA SUCCESSIONE

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Sandra Guldberg Kampp La critica l’ha battezzato come l’horror di Locarno 2026, ma Bloody tennis di Nikyas Khryssos sembrerebbe più un trash.  Cupo, certo, perché le giovani tenniste stregate dall’ambizione di Wimbledon da questa scuola-carcere possono uscire vive solo vincenti. Tuttavia la cifra del raccapriccio che distingue Bloody tennis nel genere è rappresentata dalla truculenza fino all’antropofagismo in stile The bones and all di Luca Guadagnino.  Corde di racchette fatte con viscere animali e umane (le perdenti), riti cannibalici per chi vince più che medaglie e trofei, palle da tennis come munizioni… Tira le fila Sophie ( Sandra Guldberg Kampp), imperturbabile nella sua determinazione a superare ogni prova cominciando dal bullismo delle compagne al suo primo arrivo alla scuola fino al conflitto tra ambizione e amore che avrebbe dovuto spezzarla e invece tira diritto,  procede senza titubanze come se fosse la predestinata di una successione come in certi miti fero...

PARADEISA DI MARLEEN VALIEN A LOCARNO 2026 HA VINTO IL LOCARDO KIDS AWARD LA MOBILIARE E HA FATTO DISCUTERE PER QUESTO PADRE ARTISTA NARCISO, EGOISTA, IRRESPONSABILE E MANIPOLATORE CHE CON I DUE FIGLI ADOLESCENTI ORGANIZZA UNA MESSINSCENA ESTREMA PER CONQUISTARE NOTORIETÀ E FINALMENTE GUADAGNARE CON LE PROPRIE OPERE. IN PRATICA I TRE FANNO CREDERE CHE SIA MORTO IN BASE ALLA CONVINZIONE CHE SOLO POST MORTEM I SUOI QUADRI SAREBBERO CRESCIUTI IN QUOTAZIONE. UN'IDEA PARECCHIO AZZARDATA...

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Paradeisa  di Marleen Valien, Germania, a Locarno 2026 ha vinto il  Locarno Kids Award la Mobiliare. Faceva parte della sezione Kids screening. Un altro premio, non nel Palmares, che gli andrebbe però assegnato è quello degli interventi critici nei confronti del padre-protagonista, Edgar (Robert Finster),  in quanto, riassumendo, uomo concentrato solo su se stesso e irresponsabile verso i due figli:  Lou (Rada Rae) con la quale il film esordisce con un’impresa più simile ad un’associazione a delinquere che ad una sana collaborazione, tanto per rendere l’idea del profondo legame tra i due; e poi Jonhatan (Carlo Krammling), neo-maggiorenne più scettico e critico verso il genitore. A parte giudizi etici su Edgar, difficile non confrontare questo film di Marleen Valien con il Captain Fantastic di Matt Ross (2016) con quel padre-mondo a cui i figli sono devoti anche nelle malefatte. Da lui apprendono a stare sulla terra in un modo non convenzionale ma certo non privo di f...

NEL TEXAS PROFONDO, SPIETATO E ARMATO, UN GIOVANE E DETERMINATO PASTORE STA DALLA PARTE DEGLI ULTIMI. I SENZATETTO AI MARGINI DELLA COMUNITÀ. E LO SCONTRO SI FARÀ DURO E SANGUINOSO. FILM DI PETER BRUNNER A PIAZZA GRANDE 2026

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Down the arm of God di Peter Brunner, che già con Luzifer a Locarno 2021 vinse il premio della Semaine de la critique, a Locarno 2026 ha ottenuto la scena degli 8000 di Piazza Grande, pur non vincendo alcun premio. È stato comunque uno dei lungometraggi del festival in cui il dramma ha toccato l’apice per via della forza dei fattori che portano la storia all’estremo. Il primo è rappresentato dalle profonde disuguaglianze nella società americana vissute da molti come un destino che non giustifica alcuna compassione e da altri come puro risentimento. Il secondo, quello personale del protagonista, Roger, il pastore assegnato alla chiesa della cittadina texana in cui la vicenda si svolge. Perché il giovane pastore, al suo primo arrivo, anche sulla spinta di motivazioni personali, si vota all’aiuto della piccola comunità dei senza tetto che vivono ai margini, quasi invisibili, di quel tipico insediamento americano dall’identità in filigrana: case sparse lungo linee a scacchiera, il saloon, ...

CONCRETE LAND DI ASMAHAN BKERAT, APPLAUDITISSIMO DOCUFILM DELLA SEMAINE DE LA CRITIQUE DI LOCARNO 2026, RACCONTA DI UNA FAMIGLIA PALESTINESE, NONNI GENITORI FIGLI, ACCAMPATA IN GIORDANIA E QUI VITTIMA DI XENOFOBIA, SOPRUSI E RAZZISMO. STORIA DI SRADICAMENTO E FATICOSA, SE NON DISPERATA, RESILIENZA CHE COINVOLGE ANCHE PER LA FORTE CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI, I COMPONENTI STESSI DELLA FAMIGLIA.

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  Asmahan Bkerat Prima mondiale a Locarno 2026 all’interno della sezione Semaine de la critique, Concrete Land di Asmahan Bkerat è il frutto di un lavoro di otto anni, durante i quali la regista giordano-palestinese ha accompagnato con la cinepresa la vita quotidiana di una famiglia palestinese emigrata in Giordania, la famiglia Najar, e da lì proiettata in un destino di sradicamento. Allevatori-agricoltori, nonni, genitori, figli, i Najar sono costretti alla fuga dalla West Bank per essere anche nel paese confinante  vittime di soprusi, xenofobia e razzismo. Infine costretti a sloggiare dallo scampolo di terra non ancora lottizzata dove si sono accampati, perché accanto sorgerà un’abitazione i cui proprietari non li vogliono come vicini di casa.  Definire documentario Concrete Land, terra edificabile, è riduttivo. Il lungometraggio riunisce le tre generazioni dei Najar, compreso un ultimo parto proprio sul finire del documentario (quando ormai la brutalità del presente s...

ARMONY, SECONDO FILM IN PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, È LA STORIA DI UN FELICE INCONTRO TRA UN CINQUANTACINQUENNE PREPENSIONATO E SOLO E UNA BAMBINA, CARLOTTA, CHE LA MADRE GLI AFFIDA DI FATTO PER DILEGUARSI CON UN GIOSTRAIO. È L'INIZIO DI UN GRANDE LEGAME PADRE-FIGLIA E DI UNA FAMIGLIA PER CASO, VERO AGGREGATO DI SOLITUDINI, CHE PARREBBE PROPRIO FUNZIONARE

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Armony di Dario Albertini, secondo e unico film italiano in Piazza Grande a Locarno 2026, è la storia di un cinquantacinquenne camionista pre-pensionato (Valerio Mastandrea) che sarebbe stato padre mancato se non avesse incrociato la nipote Carlotta (Aurora Cherchi). Al primo scoprire infatti che la sorella Jenny (Asia Argento) gli ha "scaricato" la figlia per sparire con un rumeno delle giostre subito sfodera le qualità più auspicate in un papà: pazienza, sollecitudine, dialogo. Armony, dopotutto, è da sempre suo soprannome... e anche omen. Ma in Armony c'è di più di una felice convergenza stellare tra un uomo approdato a quello che sarebbe potuto essere un binario morto della sua vita e una bambina parecchio resiliente e assertiva nonostante l'abbandono.  La chiave più profonda di lettura la fornisce la citazione tratta da Pier Vittorio Tondelli che appare nei titoli di coda.  "In fondo mi basta  che abbia qualcuno d'amare, basta un territorio di diffusione...

BARNI DI MOHAMMED SHEIKH, LUNGOMETRAGGIO DEL 2025 PRESENTATO A LOCARNO 2026 NELLA SEZIONE OPEN DOORS, È UNA STORIA 'HOLLIBOODIANA' AMBIENTATA IN SOMALIA. I PROTAGONISTI, DUE RAGAZZI E UNA GIOVANE DICIASSETTE-DICIANNOVENNI, SI RECANO DAL VILLAGGIO ALLA CITTÀ PER RECUPERARE BARNI, BANBINA DI NOVE ANNI PARECCHIO MONELLA. NELLA RICERCA PIENA DI TRAVERSIE E COINCIDENZE A VOLTE SFORTUNATE A VOLTE MENO MATURA IL LORO INGRESSO NELLA COMUNITÀ DEGLI ADULTI

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INTERNATIO INTERNATIONA Barni, titolo del film di Mohammed Sheikh (2025) presentato nella sezione Open doors di Locarno 2026, è il nome di una bambina di nove anni, che sparisce durante il matrimonio di una giovane del villaggio (siamo in Somalia, anche se il film è stato girato a Gibuti) con uno della città di Saylac. La sorella Amina, 18 anni, non la vuole con sé al  matrimonio proprio per la sua fama di combinaguai. Che Barni in effetti conferma anche in quella circostanza, in quanto si caccia dentro un’auto che la trasporterà in città alla fine della cerimonia. Non è una certezza assoluta nella comunità afflitta, tale dinamica. Certo è invece che Barni debba essere ritrovata Nel corso del dibattito successivo alla proiezione il regista l’ha ammesso chiaro: nel film c’è la lezione del non lontanissimo Bollywood. Amina, la sorella diciottenne, che insieme agli amici Hirsi, 19, e Geedi, 17, parte per Saylac alla ricerca di Barni, si muove, si comporta e perfino reagisce ad una sit...

O PROFETA DI IQUE LANGA RACCONTA IL TORMENTO DI UN PASTORE CRISTIANO IN UN VILLAGGIO DEL MOZAMBICO SOSPESO TRA ADESIONE ALLA FEDE DEL DIO UNICO E I SOPRASSALTI DELLE VOCI PROVENIENTI DALLE CREDENZE NATIVE. GLI ANTENATI, GLI SPIRITI, LA SCIAMANA, GLI ANIMALI SIMBOLICI SEMBRANO COALIZZATI PER CONTRASTARE LA SERENITÀ E L'EQUILIBRIO DI UNA VITA DIVISA TRA FAMIGLIA E COMUNITÀ DEI DEVOTI. CHE LO VORREBBERO ANCHE GUARITORE...

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O Profeta di Ique Langa, nella sezione Open doors, lungometraggi africani, di Locarno 2026, è un film sulla fede africana. Protagonista è infatti Helder, pastore della comunità mozanbichese di Manjacaze: pastore cristiano di una chiesa di fedeli devoti al verbo, ma alla maniera del continente. In primis vedono in lui, e addirittura pretendono che sia, anche un guaritore.  Lui stesso è tormentato dal substrato di credenze native assecondando le quali, Helder avverte, guadagna sì in termini di seguito, ma al prezzo di un allontanamento dalla linearietà del dio unico, provvido, sapiente e, naturalmente, trascendente. Gli spiriti, gli antenati, le forze ctonie, immanenti, terribilmente irresponsabili e addirittura violente se confrontate col dialogo collaborativo tra Dio e gli umani impostato e imposto dal cristianesimo rivendicano il proprio posto: vogliono il sangue vero, non simbolico. Quello dei sacrifici. Gli spiriti stessi minacciano di diventare nemici se non adeguatamente appag...

L'ESTATE CHE FINÌ DUE VOLTE DI MATTEO INCOLLU, IN PRIMA MONDIALE A LOCARNO 2026, È UNA STORIA DI FANTASMI CHE INCROCIANO IL GIROVAGARE DI ALESSANDRA, UNDICENNE, NELLA CALURA ESTIVA DI UNO SCONFINATO E IN ETERNA DISSOLVENZA PAESAGGIO AGRESTE. NEL QUALE, TRA CASE ABBANDONATE E SOLITUDINE, E INCOMPRENSIONE DEI PARI, LA BAMBINA CERCA LA MADRE. L'ABBRACCIO DELLA MADRE COME INCARNAZIONE DEL GESTO CERTO E COMPIUTO PER ECCELLENZA

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L’estate che finì due volte di Matteo Incollu, in prima mondiale a Locarno 2026 nella serie Kids screening, uno dei quattro  film italiani del festival, è una storia di fantasmi intravisti, e visti, dalla undicenne Alessandra (Ginevra Mascia)  nel suo girovagare in bici a volte col coetaneo Matteo (Noè Frei Cruzinha)  a volte sola per una campagna assetata e languida. L’accompagna una tromba sospesa e allusiva di chissà quali inquietudine e mistero. Sul finale subentra il piano quasi a sottolineare un precipitare quale che sia. Un film dove tutto sfuma… Difficile allontanare dalla mente un lontano capolavoro del genere, Picnic ad Hanging rock Peter Weir. Stessa evanescenza, pari allusiva indeterminatezza, uguale spossatezza nella calura, nella vegetazione affaticata, nello stormire delle fronde, nell’irrompere improvviso di un battito d’ali di una corvo amico. L’estate che finì due volte è un incalzare di dissolvenze che ti inquietano insieme alla scoperta di Alessandra c...

A FRANK & LOUIS DI PETRA VOLPE IL PREMIO DEL PUBBLICO DI PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA GIUNTO ALLA SETTANTANOVESIMA EDIZIONE. FRANK & LOUIS È LA STORIA EMOTIVAMENTE INTENSA DI SOLIDARIETÀ E CRESCITA UMANA TRA ERGASTOLANI. NESSUNA PREVISIONE ANCORA RIGUARDO AL SUO ARRIVO NELLE SALE ITALIANE

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Era probabile che toccasse a Frank & Louis il premio assegnato dal pubblico di Piazza Grande al Festival del cinema di Locarno (Canton Ticino, Svizzera) versione 2026: il settantanovesimo, ottantesimo se non fosse saltato l’anno del Covid-19. La regia è della italo-svizzera Petra Volpe. E poi il film vale.  Emotivamente è stato certo il più intenso tra la decina proiettata sul noto schermo gigantesco alle 22 di ogni serata dal 5 al 14 agosto e sottoposta al giudizio dei sei-settemila potenziali appassionati e fedeli che riempiono la piazza.  Recitano decisamente all'altezza dei ruoli e delle interpretazioni gli attori Kingsley Ben-Adir e Rob Morgan nelle vesti dei due ergastolani, il primo dei quali, Frank, accetta di fare da caregiver a Louis all’interno di un programma di assistenza da parte dei più giovani verso i malati di Alzehimer e demenza, problema ricorrente nei penitenziari. La relazione cresce, si trasforma e li trasforma, aprendo a nuovi scenari umani nel luogo...

FRONTE MARE, DOCUFILM DI LUCIANO MANUZZI (E GIGI RIVA) OVVERO LA RIVIERA ROMAGNOLA CHE SI PROMUOVE COI LUOGHI COMUNI E L'OLEOGRAFIA PIÙ AMMUFFITA DELLA SUA STORIA

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Fronte mare, cent'anni di riviera romagnola di Luciano Manuzzi è l'ennesimo docufilm sulla Romagna e la riviera romagnola, ma non racconta e non rivela nulla di nuovo.  Il penultimo è stato quello di Elisabetta Sgarbi: Extraliscio. Punk da balera - Si ballerà finché entra la luce dell'alba (2020), mix di nostalgia famigliare e lancio del trio Moreno il biondo , Mirco Mariani e Mauro Ferrara, che poi avrebbe partecipato a San Remo. Teneva viva  la memoria del massimo interprete della musica delle balere e dei balli folk degli anni ‘60 e ‘70, il mitico Secondo Casadei, ma cercando di trasportarla fuori dal recinto di valzer, polke e mazurke. Extraliscio, appunto. Cioè fuori dal liscio, come mi spiegava la figlia di Secondo, Riccarda Casadei, titolare della casa discografica Casadei Sonora e, insieme a Mirco Casadei, figlio di Raoul, autore di Ciao Mare, esprimente rispettivamente la seconda e la terza generazione della stirpe musicale. Entrambi, pur custodendo la memoria, h...

COS'È L'AMORE? DI FABIEN GORGEART (2025) E LE COSE NON DETTE DI GABRIELE MUCCINO (2026) ANDREBBERO VISTI INSIEME IN QUANTO TRAGEDIA E COMMEDIA SULLO STESSO TEMA, L'AMORE, MA STRUTTURATI IN MODO PARALLELO. COME SE SI GUARDASSERO IN UN GIOCO DI AVVICINAMENTO E ALLONTANAMENTO CHE LI RENDE COSÌ ANTITETICI MA ANCHE SOLIDALI NELLA LORO APPARENTE INCONCILIABILITA

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Cos’è l’amore ( C'est quoi l'amour? )  di Fabien Gorgeart, Francia, 2025, è la perfetta antitesi di Le cose non dette di Gabriele Muccino, Italia, 2026. Anche viceversa naturalmente. Tanto che andrebbero visti uno dopo l’altro. Perché il tema è lo stesso, l’amore, ma nella versione di Muccino è tragedia, addirittura thriller, mentre Gorgeart gira commedie, ma in qualche modo tra i due c’è una specie di parallelismo. In entrambi la vicenda precipita alla sua massima tensione solo fuori casa: Le cose  non dette ad Algeri, Cos’è l’amore? (ma perché tradurre il titolo!) a Roma, due città a modo proprio levantine dove è legittimo rincorrere un po’ di dolce vita. È però proprio a Roma e Algeri che commedia e tragedia  arrivano all'ebollizione. In entrambi il film ci sono interpretazioni importanti. Stefano Accorsi nella parte di Carlo, il traditore, una parte che Accorsi sa fare (vedi L’ultimo bacio, sempre di Muccino). Laure Calamy (Marguerite) invece ci spiazza per la capaci...

CONVERSAZIONE SU ALDA MERINI AL MILANOFILMFEST 2026. LA POETESSA MILANESE VIVE ANCORA NEI VERSI... E NELLE OPERE

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Era annunciato dal titolo (Folle d’amore: Raccontare Alda Merini) e anche dal sommario (Alda Merini tra pagina e schermo: dialogo tra chi l’ha letta, curata e portata in scena, per restituire la voce più libera della poesia italiana).  L’appuntamento dedicato alla poetessa milanese inserito in una mattina del Milanofilmfest 2026 è stato infatti essenzialmente di parole. Anche, però, l’incontro all’Anteo di venerdì 5 giugno 2026 con Federico Cesari, l’Arnoldo Mondadori del film su Alda di Roberto Faenza, Benedetta Centovalli, editor della sua stagione più fertile ed apprezzata, e Donatella Massimilla, attrice, regista e massima promotrice dello Spazio Alda Merini a Milano, ha fornito una notizia: Alda Merini è viva. Coi suoi versi, certo, “che stanno ritornando a galla” (Centovalli) e naturalmente col film di Faenza del 2023, recuperabile in Raiplay. Anche però con una varietà di riverberi molto concreti sul presente e sul futuro nient’aff...

MONTEREALE, COMUNE DI RONCOFREDDO, FORLì-CESENA, ECCOCI AD UNA INTERESSANTE FOLLIA ROMAGNOLA, FIGLIA DI UN MIX DI IDEE BUONE, IDEE STRAMPALATE E TUTTA L'ARIA DI ESSERE ABBANDONATA. ANCORA INCREDIBILMENTE INTATTA CI RACCONTA DI UNA IMPRENDITORIA ROMAGNOLA CARICA DI DENARO, BUONE INTENZIONI MA BISLACCA. CON QUALE FUTURO?

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Ci stanno dettagli degni di nota, tanta fantasia, perfino una sensibilità ambientale e una narrazione per niente fuori luogo, ma anche tanto kitsch e una dose, diremmo in Romagna, di sbrocco in eccesso. L’amico Mauro di Montereale mi conduce alla Stazione di Montereale, di cui dal borgo del Comune di Roncofreddo vediamo solo l’orrore della fila di alberi capitozzati, che poi sono ulivi calabresi importati in terra di Romagna con quale legalità sarebbe bello sapere. Da Montereale raggiungi il sito in un paio di minuti di auto per visitarlo nei dettagli. Tanto più adesso che sembrerebbe abbandonato e privo di vigilanza al punto da considerare un miracolo trovarlo ancora non deturpato o peggio saccheggiato. La narrazione merita plauso perché il sito, mi spiega Mauro, è immaginato come il capolinea di una tratta mare-colline che parte da Cesenatico, dove Juri, l’imprenditore artefice del capolavoro, tra virgolette, da tutti nella zona chiamato così, ha un bagno. E arriva fino a questa balz...