MONTEREALE, COMUNE DI RONCOFREDDO, FORLì-CESENA, ECCOCI AD UNA INTERESSANTE FOLLIA ROMAGNOLA, FIGLIA DI UN MIX DI IDEE BUONE, IDEE STRAMPALATE E TUTTA L'ARIA DI ESSERE ABBANDONATA. ANCORA INCREDIBILMENTE INTATTA CI RACCONTA DI UNA IMPRENDITORIA ROMAGNOLA CARICA DI DENARO, BUONE INTENZIONI MA BISLACCA. CON QUALE FUTURO?


Ci stanno dettagli degni di nota, tanta fantasia, perfino una sensibilità ambientale e una narrazione per niente fuori luogo, ma anche tanto kitsch e una dose, diremmo in Romagna, di sbrocco in eccesso. L’amico Mauro di Montereale mi conduce alla Stazione di Montereale, di cui dal borgo del Comune di Roncofreddo vediamo solo l’orrore della fila di alberi capitozzati, che poi sono ulivi calabresi importati in terra di Romagna con quale legalità sarebbe bello sapere. Da Montereale raggiungi il sito in un paio di minuti di auto per visitarlo nei dettagli. Tanto più adesso che sembrerebbe abbandonato e privo di vigilanza al punto da considerare un miracolo trovarlo ancora non deturpato o peggio saccheggiato.


La narrazione merita plauso perché il sito, mi spiega Mauro, è immaginato come il capolinea di una tratta mare-colline che parte da Cesenatico, dove Juri, l’imprenditore artefice del capolavoro, tra virgolette, da tutti nella zona chiamato così, ha un bagno. E arriva fino a questa balza nel cesenate. C’è pure uno vecchio arnese che dovrebbe evocare una locomotiva. Una gioia anche per i bimbi per i quali non mancano i giochi.



Indulgendo per i leoni all’ingresso, che c’entri però la statua a cavallo di garibaldi o quella di Giulio Cesare e soprattutto quale accecamento della mente abbia suggerito a Juri l’idea degli ulivi capitozzati che delimitato l’area degli ombrelloni e dei tavolini e che invocano vendetta anche solo per il trasferimento di mille km dalla Magna Grecia alla Gallia, non azzardiamo neppure a chiedercelo. 



Più facile immaginare che il luogo da cui vedi cesenate, riminese e mare a 360 gradi sia indirizzato agli innamorati e dintorni, perché il duplice ingresso è contrassegnato da due cuori in pietra. Anche se quegli ulivi sanno parecchio di orrido per quanto l’amico Mauro assicuri che miglioreranno col tempo, ri-ramificando e infoltendosi. Lecito dubitarne.



Quale futuro per questa autentica follia romagnola?


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