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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

UN ANNO DI SCUOLA DI LAURA SAMANI ATTUALIZZA IL RACCONTO DI GIANI STUPARICH (1929) INVENTANDO UNA STORIA DI LICEALI TRIESTINI D'OGGI, NELLA CUI CLASSE APPRODA UNA COETANEA SVEDESE, FRED, A SCOMPIGLIARE LE CARTE. UNA MELA TRA I KIWI, I MASCHI CON CUI LEGA IN PARTICOLARE, MA IN FONDO UN PO' TUTTA LA COMUNITÀ SCOLASTICA NELLA QUALE ENTRA, PER FARLI MATURARE GRAZIE ALL'ETILENE DI RAGAZZA BELLA GIOVANE E LIBERA. UNA MELA PERÒ CHE DEVE ANCHE VIVERE NONOSTANTE IL PATRIARCATO SEMPRE DIETRO L'ANGOLO ANCHE IN UNA CITTÀ, TRIESTE, STORICAMENTE APERTA AL NUOVO.

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Difficile non piaccia un film di giovani e per di più ambientato nel loro habitat privilegiato: la scuola. I giovani attori, per non dire i bambini, si portano addosso l’impressione che stiano recitando se stessi. Non è vero, ma l’illusione gioca un ruolo nella visione e nel gradimento, volenti o no.  E questo avviene anche in Un anno di scuola di Laura Samani, attualizzazione della vicenda tutta triestina (scuola superiore, Carso, paesaggio, dialetto e, mi dicono, anche tipi) narrata da Giani Stuparich nel romanzo di un secolo fa, e pluripremiato per le felici performance dei ragazzi. Cento anni, appunto, tra i protagonisti di Samani e quelli di Stuparich, ma con lo stesso problema: riempire il senso di vuoto dell'età con le risorse dell’età, cioè il gruppo, la sfida, l’amore e, magari, se aiutano l’inclinazione e i mentori, anche la cultura, la lettura e la conoscenza. La scuola, appunto. Non che nelle altre età della vita quegli ingredienti non contino. Solo, a diciotto anni ci ...

GIULIO REGENI TUTTO IL MALE DEL MONDO, IL DOCUFILM DI SIMONE MANETTI, NON PIACE AL GOVERNO DI GIORGIA MELONI E QUINDI NON RICEVERÀ FINANZIAMENTI DAL MINISTERO DELLA CULTURA. EPPURE IL SUO VALORE CULTURALE È ALTISSIMO. È INFATTI UNA RICAPITOLAZIONE RIGOROSA DELLE BRUTALITÀ, DEI TRADIMENTI E DELLE VIGLIACCHERIE DI CUI IL RICERCATORE ITALIANO È STATO VITTIMA PRIMA DURANTE E DOPO ESSERE UCCISO, DOPO INAUDITE TORTURE, NEL MARZO 2016 DA PERSONAGGI DELLA SECURITY EGIZIANA A IL CAIRO. ASCRITTO COME CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ IL DELITTO È ORMAI PROSSIMO A GIUDIZIO. L'EVENTUALE CONDANNA DEI QUATTRO, PER QUANTO IN CONTUMACIA, AVRÀ UN IMPORTANTE SIGNIFICATO GIURISPRUDENZIALE

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Della vicenda dello studente friulano dell’Università di Cambridge torturato per nove giorni e ucciso da figure della security egiziana nel marzo 2016  il docufilm ‘Giulio Regeni tutto il male del mondo’ presentato in anteprima lunedì 26 gennaio al Palazzo del Cinema a Milano da Fabio Fazio è soprattutto un ripasso per tutti coloro che hanno seguito il caso nel corso del decennio alle spalle.  D’altra parte proprio questo il regista Simone Manetti ha voluto che diventasse. In accordo coi genitori di Giulio. I quali, come la madre ha dichiarato, hanno detto tanti no a proposte precedenti, rispondendo sì invece a questa proprio perché il lungometraggio sarebbe diventato “un documento del processo” ormai approdato al passo finale dopo “tante battute d’arresto”.  Non ultima quella confluita nella sentenza della Corte Costituzionale che, definendo il fatto “crimine contro l’umanità”, ha consentito al dibattimento di proseguire pur senza la comunicazione formale della documenta...