UN ANNO DI SCUOLA DI LAURA SAMANI ATTUALIZZA IL RACCONTO DI GIANI STUPARICH (1929) INVENTANDO UNA STORIA DI LICEALI TRIESTINI D'OGGI, NELLA CUI CLASSE APPRODA UNA COETANEA SVEDESE, FRED, A SCOMPIGLIARE LE CARTE. UNA MELA TRA I KIWI, I MASCHI CON CUI LEGA IN PARTICOLARE, MA IN FONDO UN PO' TUTTA LA COMUNITÀ SCOLASTICA NELLA QUALE ENTRA, PER FARLI MATURARE GRAZIE ALL'ETILENE DI RAGAZZA BELLA GIOVANE E LIBERA. UNA MELA PERÒ CHE DEVE ANCHE VIVERE NONOSTANTE IL PATRIARCATO SEMPRE DIETRO L'ANGOLO ANCHE IN UNA CITTÀ, TRIESTE, STORICAMENTE APERTA AL NUOVO.
Difficile non piaccia un film di giovani e per di più ambientato nel loro habitat privilegiato: la scuola. I giovani attori, per non dire i bambini, si portano addosso l’impressione che stiano recitando se stessi. Non è vero, ma l’illusione gioca un ruolo nella visione e nel gradimento, volenti o no. E questo avviene anche in Un anno di scuola di Laura Samani, attualizzazione della vicenda tutta triestina (scuola superiore, Carso, paesaggio, dialetto e, mi dicono, anche tipi) narrata da Giani Stuparich nel romanzo di un secolo fa, e pluripremiato per le felici performance dei ragazzi. Cento anni, appunto, tra i protagonisti di Samani e quelli di Stuparich, ma con lo stesso problema: riempire il senso di vuoto dell'età con le risorse dell’età, cioè il gruppo, la sfida, l’amore e, magari, se aiutano l’inclinazione e i mentori, anche la cultura, la lettura e la conoscenza. La scuola, appunto. Non che nelle altre età della vita quegli ingredienti non contino. Solo, a diciotto anni ci ...