COS'È L'AMORE? DI FABIEN GORGEART (2025) E LE COSE NON DETTE DI GABRIELE MUCCINO (2026) ANDREBBERO VISTI INSIEME IN QUANTO TRAGEDIA E COMMEDIA DELLO STESSO TEMA, L'AMORE, MA STRUTTURATI IN MODO PARALLELO. COME SE SI GUARDASSERO IN UN GIOCO DI AVVICINAMENTO E ALLONTANAMENTO CHE LI RENDE COSÌ ANTITETICI MA ANCHE SOLIDALI NELLA LORO APPARENTE INCONCILIABILITA
In entrambi la vicenda precipita alla sua massima tensione solo fuori casa: Le cose non dette ad Algeri, Cos’è l’amore? (ma perché tradurre il titolo!) a Roma, due città a modo proprio levantine dove è legittimo rincorrere un po’ di dolce vita. È però proprio a Roma e Algeri che commedia e tragedia arrivano all'ebollizione.
In entrambi il film ci sono interpretazioni importanti. Stefano Accorsi nella parte di Carlo, il traditore, una parte che Accorsi sa fare (vedi L’ultimo bacio, sempre di Muccino). Laure Calamy (Marguerite) invece ci spiazza per la capacità di cavalcare problemi seri e stress con l’ironia e l'empatia. Appare sempre un po’ pericolosamente in affanno. Sempre però padrona di sé.
Le difficoltà rispettive dei due stanno però ai due estremi del campionario: Carlo deve gestire l’affaire e l’amante che vuole lasci la moglie. Non molla. A Marguerite viene invece chiesto di collaborare con l’ex da cui ha avuto una figlia per approdare all’annullamento del matrimonio e accontentare la molto devota nuova fiamma di lui. Con Muccino il reale diventa un incubo. Gorgeart trasforma la surreale pretesa di cancellare il passato con la Sacra Rota in un problema da risolvere come tanti altri in nome del bene altrui. Diventa addirittura un pretesto per spassarsela un po’.
Volendo, entrambi i film mettono in azione e interazione un gruppo. Nel caso di Muccino prevalentemente di amici con importanti osmosi, per esempio l’educazione della figlia di una delle due coppie. Gorgeart invece ci profila una famiglia tanto allargata da assomigliare ad un clan: un clan dei nostri tempi, cioè cresciuto per giustapposizioni sentimentali. Il collante, più del sangue, è il bene e la reciproca accettazione pur tra screzi e dissapori.
Nel primo caso c’è disfunzionalità e infine precipizio. Il secondo sembra suggerire un modo nuovo di vivere l’amore socialmente: come un non invitato un po’ scostumato e impertinente. Non lo respingi. Non lo domi. Puoi solo prendere qualche decisione.

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