Il CILENO DI SERGIO CASTRO - SAN MARTIN, FILM DI PRODUZIONE ITALO-SVIZZERO-CILENA E PROIETTATO IN PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, NARRA DI UN ESULE CILENO, UN MINATORE, SCAPPATO DA PINOCHET E APPRODATO A TORINO. SIAMO NELLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI '70 E IL FILM SI ISPIRA AD UNA STORIA VERA. SI ISPIRA. NON NE È UNA RICOSTRUZIONE RIGOROSA. IL PATHOS STA TUTTO NELLA SOLITUDINE DELLO SRADICATO ALDO CHE SI TROVA PER MOTIVAZIONI CHE PARREBBERO LONTANE DALL'IDEOLOGIA, COME GLI DIRÀ IL COMMISSARIO CHE LO BRACCA, IN UNA GUERRA NON SUA. METTENDOSI AL SERVIZIO DINAMITARDO DEL TERRORISMO ROSSO DI QUEL DECENNIO. TERRORISMO IN EFFETTI RAPPRESENTATO IN MODO IMPROPRIO. DI QUI QUALCHE SEVERA CRITICA.
Camilo Arancibia Il Cileno di Sergio Castro-San Martin, proiettato in Piazza Grande a Locarno 2026, ha ricevuto critiche feroci in Canton Ticino per le approssimazioni, se non inesattezze, storiche. In particolare riguardo alle caratteristiche del terrorismo rosso degli anni ‘70 da una vicenda del quale il film trae ispirazione. D'altra parte appunto di ispirazione si tratta. Non di ricostruzione severa dei fatti e della personalità reale, umana e politica, di Aldo Marin, minatore cileno esule in Italia, Torino, in fuga da Pinochet e protagonista di Il cileno E in effetti dal personaggio recitato da Camilo Arancibia esce poca teoria rivoluzionaria, pochi ragionamenti sui suoi ideali a parte la non volontà di posizionare personalmente le bombe che accetta di fabbricare per il gruppo terroristico che lo assolda. Di più: vero che Aldo Marin morì in relazione ad un attentato dinamitardo. Altrettanto vero però che il terrorismo rosso nella seconda metà del decennio faceva tutt’al...