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O PROFETA DI IQUE LANGA RACCONTA IL TORMENTO DI UN PASTORE CRISTIANO IN UN VILLAGGIO DEL MOZAMBICO SOSPESO TRA ADESIONE ALLA FEDE DEL DIO UNICO E I SOPRASSALTI DELLE VOCI PROVENIENTI DALLE CREDENZE NATIVE. GLI ANTENATI, GLI SPIRITI, LA SCIAMANA, GLI ANIMALI SIMBOLICI SEMBRANO COALIZZATI PER CONTRASTARE LA SERENITÀ E L'EQUILIBRIO DI UNA VITA DIVISA TRA FAMIGLIA E COMUNITÀ DEI DEVOTI. CHE LO VORREBBERO ANCHE GUARITORE...

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O Profeta di Ique Langa, nella sezione Open doors, lungometraggi africani, di Locarno 2026, è un film sulla fede africana. Protagonista è infatti Helder, pastore della comunità mozanbichese di Manjacaze: pastore cristiano di una chiesa di fedeli devoti al verbo, ma alla maniera del continente. In primis vedono in lui, e addirittura pretendono che sia, anche un guaritore.  Lui stesso è tormentato dal substrato di credenze native assecondando le quali, Helder avverte, guadagna sì in termini di seguito, ma al prezzo di un allontanamento dalla linearietà del dio unico, provvido, sapiente e, naturalmente, trascendente. Gli spiriti, gli antenati, le forze ctonie, immanenti, terribilmente irresponsabili e addirittura violente se confrontate col dialogo collaborativo tra Dio e gli umani impostato e imposto dal cristianesimo rivendicano il proprio posto: vogliono il sangue vero, non simbolico. Quello dei sacrifici. Gli spiriti stessi minacciano di diventare nemici se non adeguatamente appag...

L'ESTATE CHE FINÌ DUE VOLTE DI MATTEO INCOLLU, IN PRIMA MONDIALE A LOCARNO 2026, È UNA STORIA DI FANTASMI CHE INCROCIANO IL GIROVAGARE DI ALESSANDRA, UNDICENNE, NELLA CALURA ESTIVA DI UNO SCONFINATO E IN ETERNA DISSOLVENZA PAESAGGIO AGRESTE. NEL QUALE, TRA CASE ABBANDONATE E SOLITUDINE, E INCOMPRENSIONE DEI PARI, LA BAMBINA CERCA LA MADRE. L'ABBRACCIO DELLA MADRE COME INCARNAZIONE DEL GESTO CERTO E COMPIUTO PER ECCELLENZA

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L’estate che finì due volte di Matteo Incollu, in prima mondiale a Locarno 2026 nella serie Kids screening, uno dei quattro  film italiani del festival, è una storia di fantasmi intravisti, e visti, dalla undicenne Alessandra (Ginevra Mascia)  nel suo girovagare in bici a volte col coetaneo Matteo (Noè Frei Cruzinha)  a volte sola per una campagna assetata e languida. L’accompagna una tromba sospesa e allusiva di chissà quali inquietudine e mistero. Sul finale subentra il piano quasi a sottolineare un precipitare quale che sia. Un film dove tutto sfuma… Difficile allontanare dalla mente un lontano capolavoro del genere, Picnic ad Hanging rock Peter Weir. Stessa evanescenza, pari allusiva indeterminatezza, uguale spossatezza nella calura, nella vegetazione affaticata, nello stormire delle fronde, nell’irrompere improvviso di un battito d’ali di una corvo amico. L’estate che finì due volte è un incalzare di dissolvenze che ti inquietano insieme alla scoperta di Alessandra c...

A FRANK & LOUIS DI PETRA VOLPE IL PREMIO DEL PUBBLICO DI PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA GIUNTO ALLA SETTANTANOVESIMA EDIZIONE. FRANK & LOUIS È LA STORIA EMOTIVAMENTE INTENSA DI SOLIDARIETÀ E CRESCITA UMANA TRA ERGASTOLANI. NESSUNA PREVISIONE ANCORA RIGUARDO AL SUO ARRIVO NELLE SALE ITALIANE

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Era probabile che toccasse a Frank & Louis il premio assegnato dal pubblico di Piazza Grande al Festival del cinema di Locarno (Canton Ticino, Svizzera) versione 2026: il settantanovesimo, ottantesimo se non fosse saltato l’anno del Covid-19. La regia è della italo-svizzera Petra Volpe. E poi il film vale.  Emotivamente è stato certo il più intenso tra la decina proiettata sul noto schermo gigantesco alle 22 di ogni serata dal 5 al 14 agosto e sottoposta al giudizio dei sei-settemila potenziali appassionati e fedeli che riempiono la piazza.  Recitano decisamente all'altezza dei ruoli e delle interpretazioni gli attori Kingsley Ben-Adir e Rob Morgan nelle vesti dei due ergastolani, il primo dei quali, Frank, accetta di fare da caregiver a Louis all’interno di un programma di assistenza da parte dei più giovani verso i malati di Alzehimer e demenza, problema ricorrente nei penitenziari. La relazione cresce, si trasforma e li trasforma, aprendo a nuovi scenari umani nel luogo...

FRONTE MARE, DOCUFILM DI LUCIANO MANUZZI (E GIGI RIVA) OVVERO LA RIVIERA ROMAGNOLA CHE SI PROMUOVE COI LUOGHI COMUNI E L'OLEOGRAFIA PIÙ AMMUFFITA DELLA SUA STORIA

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Fronte mare, cent'anni di riviera romagnola di Luciano Manuzzi è l'ennesimo docufilm sulla Romagna e la riviera romagnola, ma non racconta e non rivela nulla di nuovo.  Il penultimo è stato quello di Elisabetta Sgarbi: Extraliscio. Punk da balera - Si ballerà finché entra la luce dell'alba (2020), mix di nostalgia famigliare e lancio del trio Moreno il biondo , Mirco Mariani e Mauro Ferrara, che poi avrebbe partecipato a San Remo. Teneva viva  la memoria del massimo interprete della musica delle balere e dei balli folk degli anni ‘60 e ‘70, il mitico Secondo Casadei, ma cercando di trasportarla fuori dal recinto di valzer, polke e mazurke. Extraliscio, appunto. Cioè fuori dal liscio, come mi spiegava la figlia di Secondo, Riccarda Casadei, titolare della casa discografica Casadei Sonora e, insieme a Mirco Casadei, figlio di Raoul, autore di Ciao Mare, esprimente rispettivamente la seconda e la terza generazione della stirpe musicale. Entrambi, pur custodendo la memoria, h...

COS'È L'AMORE? DI FABIEN GORGEART (2025) E LE COSE NON DETTE DI GABRIELE MUCCINO (2026) ANDREBBERO VISTI INSIEME IN QUANTO TRAGEDIA E COMMEDIA SULLO STESSO TEMA, L'AMORE, MA STRUTTURATI IN MODO PARALLELO. COME SE SI GUARDASSERO IN UN GIOCO DI AVVICINAMENTO E ALLONTANAMENTO CHE LI RENDE COSÌ ANTITETICI MA ANCHE SOLIDALI NELLA LORO APPARENTE INCONCILIABILITA

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Cos’è l’amore ( C'est quoi l'amour? )  di Fabien Gorgeart, Francia, 2025, è la perfetta antitesi di Le cose non dette di Gabriele Muccino, Italia, 2026. Anche viceversa naturalmente. Tanto che andrebbero visti uno dopo l’altro. Perché il tema è lo stesso, l’amore, ma nella versione di Muccino è tragedia, addirittura thriller, mentre Gorgeart gira commedie, ma in qualche modo tra i due c’è una specie di parallelismo. In entrambi la vicenda precipita alla sua massima tensione solo fuori casa: Le cose  non dette ad Algeri, Cos’è l’amore? (ma perché tradurre il titolo!) a Roma, due città a modo proprio levantine dove è legittimo rincorrere un po’ di dolce vita. È però proprio a Roma e Algeri che commedia e tragedia  arrivano all'ebollizione. In entrambi il film ci sono interpretazioni importanti. Stefano Accorsi nella parte di Carlo, il traditore, una parte che Accorsi sa fare (vedi L’ultimo bacio, sempre di Muccino). Laure Calamy (Marguerite) invece ci spiazza per la capaci...

CONVERSAZIONE SU ALDA MERINI AL MILANOFILMFEST 2026. LA POETESSA MILANESE VIVE ANCORA NEI VERSI... E NELLE OPERE

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Era annunciato dal titolo (Folle d’amore: Raccontare Alda Merini) e anche dal sommario (Alda Merini tra pagina e schermo: dialogo tra chi l’ha letta, curata e portata in scena, per restituire la voce più libera della poesia italiana).  L’appuntamento dedicato alla poetessa milanese inserito in una mattina del Milanofilmfest 2026 è stato infatti essenzialmente di parole. Anche, però, l’incontro all’Anteo di venerdì 5 giugno 2026 con Federico Cesari, l’Arnoldo Mondadori del film su Alda di Roberto Faenza, Benedetta Centovalli, editor della sua stagione più fertile ed apprezzata, e Donatella Massimilla, attrice, regista e massima promotrice dello Spazio Alda Merini a Milano, ha fornito una notizia: Alda Merini è viva. Coi suoi versi, certo, “che stanno ritornando a galla” (Centovalli) e naturalmente col film di Faenza del 2023, recuperabile in Raiplay. Anche però con una varietà di riverberi molto concreti sul presente e sul futuro nient’aff...

MONTEREALE, COMUNE DI RONCOFREDDO, FORLì-CESENA, ECCOCI AD UNA INTERESSANTE FOLLIA ROMAGNOLA, FIGLIA DI UN MIX DI IDEE BUONE, IDEE STRAMPALATE E TUTTA L'ARIA DI ESSERE ABBANDONATA. ANCORA INCREDIBILMENTE INTATTA CI RACCONTA DI UNA IMPRENDITORIA ROMAGNOLA CARICA DI DENARO, BUONE INTENZIONI MA BISLACCA. CON QUALE FUTURO?

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Ci stanno dettagli degni di nota, tanta fantasia, perfino una sensibilità ambientale e una narrazione per niente fuori luogo, ma anche tanto kitsch e una dose, diremmo in Romagna, di sbrocco in eccesso. L’amico Mauro di Montereale mi conduce alla Stazione di Montereale, di cui dal borgo del Comune di Roncofreddo vediamo solo l’orrore della fila di alberi capitozzati, che poi sono ulivi calabresi importati in terra di Romagna con quale legalità sarebbe bello sapere. Da Montereale raggiungi il sito in un paio di minuti di auto per visitarlo nei dettagli. Tanto più adesso che sembrerebbe abbandonato e privo di vigilanza al punto da considerare un miracolo trovarlo ancora non deturpato o peggio saccheggiato. La narrazione merita plauso perché il sito, mi spiega Mauro, è immaginato come il capolinea di una tratta mare-colline che parte da Cesenatico, dove Juri, l’imprenditore artefice del capolavoro, tra virgolette, da tutti nella zona chiamato così, ha un bagno. E arriva fino a questa balz...