Post

Rumagnacumclajè

PARADEISA DI MARLEEN VALIEN A LOCARNO 2026 HA VINTO IL LOCARDO KIDS AWARD LA MOBILIARE E HA FATTO DISCUTERE PER QUESTO PADRE ARTISTA NARCISO, EGOISTA, IRRESPONSABILE E MANIPOLATORE CHE CON I DUE FIGLI ADOLESCENTI ORGANIZZA UNA MESSINSCENA ESTREMA PER CONQUISTARE NOTORIETÀ E FINALMENTE GUADAGNARE CON LE PROPRIE OPERE. IN PRATICA I TRE FANNO CREDERE CHE SIA MORTO IN BASE ALLA CONVINZIONE CHE SOLO POST MORTEM I SUOI QUADRI SAREBBERO CRESCIUTI IN QUOTAZIONE. UN'IDEA PARECCHIO AZZARDATA...

Immagine
Paradeisa  di Marleen Valien, Germania, a Locarno 2026 ha vinto il  Locarno Kids Award la Mobiliare. Faceva parte della sezione Kids screening. Un altro premio, non nel Palmares, che gli andrebbe però assegnato è quello degli interventi critici nei confronti del padre-protagonista, Edgar (Robert Finster),  in quanto, riassumendo, uomo concentrato solo su se stesso e irresponsabile verso i due figli:  Lou (Rada Rae) con la quale il film esordisce con un’impresa più simile ad un’associazione a delinquere che ad una sana collaborazione, tanto per rendere l’idea del profondo legame tra i due; e poi Jonhatan (Carlo Krammling), neo-maggiorenne più scettico e critico verso il genitore. A parte giudizi etici su Edgar, difficile non confrontare questo film di Marleen Valien con il Captain Fantastic di Matt Ross (2016) con quel padre-mondo a cui i figli sono devoti anche nelle malefatte. Da lui apprendono a stare sulla terra in un modo non convenzionale ma certo non privo di f...

NEL TEXAS PROFONDO, SPIETATO E ARMATO, UN GIOVANE E DETERMINATO PASTORE STA DALLA PARTE DEGLI ULTIMI. I SENZATETTO AI MARGINI DELLA COMUNITÀ. E LO SCONTRO SI FARÀ DURO E SANGUINOSO. FILM DI PETER BRUNNER A PIAZZA GRANDE 2026

Immagine
Down the arm of God di Peter Brunner, che già con Luzifer a Locarno 2021 vinse il premio della Semaine de la critique, a Locarno 2026 ha ottenuto la scena degli 8000 di Piazza Grande, pur non vincendo alcun premio. È stato comunque uno dei lungometraggi del festival in cui il dramma ha toccato l’apice per via della forza dei fattori che portano la storia all’estremo. Il primo è rappresentato dalle profonde disuguaglianze nella società americana vissute da molti come un destino che non giustifica alcuna compassione e da altri come puro risentimento. Il secondo, quello personale del protagonista, Roger, il pastore assegnato alla chiesa della cittadina texana in cui la vicenda si svolge. Perché il giovane pastore, al suo primo arrivo, anche sulla spinta di motivazioni personali, si vota all’aiuto della piccola comunità dei senza tetto che vivono ai margini, quasi invisibili, di quel tipico insediamento americano dall’identità in filigrana: case sparse lungo linee a scacchiera, il saloon, ...

CONCRETE LAND DI ASMAHAN BKERAT, APPLAUDITISSIMO DOCUFILM DELLA SEMAINE DE LA CRITIQUE DI LOCARNO 2026, RACCONTA DI UNA FAMIGLIA PALESTINESE, NONNI GENITORI FIGLI, ACCAMPATA IN GIORDANIA E QUI VITTIMA DI XENOFOBIA, SOPRUSI E RAZZISMO. STORIA DI SRADICAMENTO E FATICOSA, SE NON DISPERATA, RESILIENZA CHE COINVOLGE ANCHE PER LA FORTE CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI, I COMPONENTI STESSI DELLA FAMIGLIA.

Immagine
  Asmahan Bkerat Prima mondiale a Locarno 2026 all’interno della sezione Semaine de la critique, Concrete Land di Asmahan Bkerat è il frutto di un lavoro di otto anni, durante i quali la regista giordano-palestinese ha accompagnato con la cinepresa la vita quotidiana di una famiglia palestinese emigrata in Giordania, la famiglia Najar, e da lì proiettata in un destino di sradicamento. Allevatori-agricoltori, nonni, genitori, figli, i Najar sono costretti alla fuga dalla West Bank per essere anche nel paese confinante  vittime di soprusi, xenofobia e razzismo. Infine costretti a sloggiare dallo scampolo di terra non ancora lottizzata dove si sono accampati, perché accanto sorgerà un’abitazione i cui proprietari non li vogliono come vicini di casa.  Definire documentario Concrete Land, terra edificabile, è riduttivo. Il lungometraggio riunisce le tre generazioni dei Najar, compreso un ultimo parto proprio sul finire del documentario (quando ormai la brutalità del presente s...

ARMONY, SECONDO FILM IN PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, È LA STORIA DI UN FELICE INCONTRO TRA UN CINQUANTACINQUENNE PREPENSIONATO E SOLO E UNA BAMBINA, CARLOTTA, CHE LA MADRE GLI AFFIDA DI FATTO PER DILEGUARSI CON UN GIOSTRAIO. È L'INIZIO DI UN GRANDE LEGAME PADRE-FIGLIA E DI UNA FAMIGLIA PER CASO, VERO AGGREGATO DI SOLITUDINI, CHE PARREBBE PROPRIO FUNZIONARE

Immagine
Armony di Dario Albertini, secondo e unico film in Piazza Grande a Locarno 2026, è la storia di un cinquantacinquenne camionista pre-pensionato (Valerio Mastandrea) che sarebbe stato padre mancato se non avesse incrociato la nipote Carlotta (Aurora Cherchi). Al primo scoprire infatti che la sorella Jenny (Asia Argento) gli ha "scaricato" la figlia per sparire con un rumeno delle giostre subito sfodera le qualità più auspicate in un papà: pazienza, sollecitudine, dialogo. Armony, dopotutto, è da sempre suo soprannome... e anche omen. Ma in Armony c'è di più di una felice convergenza stellare tra un uomo approdato a quello che sarebbe potuto essere un binario morto della sua vita e una bambina parecchio resiliente e assertiva nonostante l'abbandono.  La chiave più profonda di lettura la fornisce la citazione tratta da Pier Vittorio Tondelli che appare nei titoli di coda.  "In fondo mi basta  che abbia qualcuno d'amare, basta un territorio di diffusione d'af...

BARNI DI MOHAMMED SHEIKH, LUNGOMETRAGGIO DEL 2025 PRESENTATO A LOCARNO 2026 NELLA SEZIONE OPEN DOORS, È UNA STORIA 'HOLLIBOODIANA' AMBIENTATA IN SOMALIA. I PROTAGONISTI, DUE RAGAZZI E UNA GIOVANE DICIASSETTE-DICIANNOVENNI, SI RECANO DAL VILLAGGIO ALLA CITTÀ PER RECUPERARE BARNI, BANBINA DI NOVE ANNI PARECCHIO MONELLA. NELLA RICERCA PIENA DI TRAVERSIE E COINCIDENZE A VOLTE SFORTUNATE A VOLTE MENO MATURA IL LORO INGRESSO NELLA COMUNITÀ DEGLI ADULTI

Immagine
INTERNATIO INTERNATIONA Barni, titolo del film di Mohammed Sheikh (2025) presentato nella sezione Open doors di Locarno 2026, è il nome di una bambina di nove anni, che sparisce durante il matrimonio di una giovane del villaggio (siamo in Somalia, anche se il film è stato girato a Gibuti) con uno della città di Saylac. La sorella Amina, 18 anni, non la vuole con sé al  matrimonio proprio per la sua fama di combinaguai. Che Barni in effetti conferma anche in quella circostanza, in quanto si caccia dentro un’auto che la trasporterà in città alla fine della cerimonia. Non è una certezza assoluta nella comunità afflitta, tale dinamica. Certo è invece che Barni debba essere ritrovata Nel corso del dibattito successivo alla proiezione il regista l’ha ammesso chiaro: nel film c’è la lezione del non lontanissimo Bollywood. Amina, la sorella diciottenne, che insieme agli amici Hirsi, 19, e Geedi, 17, parte per Saylac alla ricerca di Barni, si muove, si comporta e perfino reagisce ad una sit...

O PROFETA DI IQUE LANGA RACCONTA IL TORMENTO DI UN PASTORE CRISTIANO IN UN VILLAGGIO DEL MOZAMBICO SOSPESO TRA ADESIONE ALLA FEDE DEL DIO UNICO E I SOPRASSALTI DELLE VOCI PROVENIENTI DALLE CREDENZE NATIVE. GLI ANTENATI, GLI SPIRITI, LA SCIAMANA, GLI ANIMALI SIMBOLICI SEMBRANO COALIZZATI PER CONTRASTARE LA SERENITÀ E L'EQUILIBRIO DI UNA VITA DIVISA TRA FAMIGLIA E COMUNITÀ DEI DEVOTI. CHE LO VORREBBERO ANCHE GUARITORE...

Immagine
O Profeta di Ique Langa, nella sezione Open doors, lungometraggi africani, di Locarno 2026, è un film sulla fede africana. Protagonista è infatti Helder, pastore della comunità mozanbichese di Manjacaze: pastore cristiano di una chiesa di fedeli devoti al verbo, ma alla maniera del continente. In primis vedono in lui, e addirittura pretendono che sia, anche un guaritore.  Lui stesso è tormentato dal substrato di credenze native assecondando le quali, Helder avverte, guadagna sì in termini di seguito, ma al prezzo di un allontanamento dalla linearietà del dio unico, provvido, sapiente e, naturalmente, trascendente. Gli spiriti, gli antenati, le forze ctonie, immanenti, terribilmente irresponsabili e addirittura violente se confrontate col dialogo collaborativo tra Dio e gli umani impostato e imposto dal cristianesimo rivendicano il proprio posto: vogliono il sangue vero, non simbolico. Quello dei sacrifici. Gli spiriti stessi minacciano di diventare nemici se non adeguatamente appag...

L'ESTATE CHE FINÌ DUE VOLTE DI MATTEO INCOLLU, IN PRIMA MONDIALE A LOCARNO 2026, È UNA STORIA DI FANTASMI CHE INCROCIANO IL GIROVAGARE DI ALESSANDRA, UNDICENNE, NELLA CALURA ESTIVA DI UNO SCONFINATO E IN ETERNA DISSOLVENZA PAESAGGIO AGRESTE. NEL QUALE, TRA CASE ABBANDONATE E SOLITUDINE, E INCOMPRENSIONE DEI PARI, LA BAMBINA CERCA LA MADRE. L'ABBRACCIO DELLA MADRE COME INCARNAZIONE DEL GESTO CERTO E COMPIUTO PER ECCELLENZA

Immagine
L’estate che finì due volte di Matteo Incollu, in prima mondiale a Locarno 2026 nella serie Kids screening, uno dei quattro  film italiani del festival, è una storia di fantasmi intravisti, e visti, dalla undicenne Alessandra (Ginevra Mascia)  nel suo girovagare in bici a volte col coetaneo Matteo (Noè Frei Cruzinha)  a volte sola per una campagna assetata e languida. L’accompagna una tromba sospesa e allusiva di chissà quali inquietudine e mistero. Sul finale subentra il piano quasi a sottolineare un precipitare quale che sia. Un film dove tutto sfuma… Difficile allontanare dalla mente un lontano capolavoro del genere, Picnic ad Hanging rock Peter Weir. Stessa evanescenza, pari allusiva indeterminatezza, uguale spossatezza nella calura, nella vegetazione affaticata, nello stormire delle fronde, nell’irrompere improvviso di un battito d’ali di una corvo amico. L’estate che finì due volte è un incalzare di dissolvenze che ti inquietano insieme alla scoperta di Alessandra c...