L'ESTATE CHE FINÌ DUE VOLTE DI MATTEO INCOLLU, IN PRIMA MONDIALE A LOCARNO 2026, È UNA STORIA DI FANTASMI CHE INCROCIANO IL GIROVAGARE DI ALESSANDRA, UNDICENNE, NELLA CALURA ESTIVA DI UNO SCONFINATO E IN ETERNA DISSOLVENZA PAESAGGIO AGRESTE. NEL QUALE, TRA CASE ABBANDONATE E SOLITUDINE, E INCOMPRENSIONE DEI PARI, LA BAMBINA CERCA LA MADRE. L'ABBRACCIO DELLA MADRE COME INCARNAZIONE DEL GESTO CERTO E COMPIUTO PER ECCELLENZA
L’estate che finì due volte di Matteo Incollu, in prima mondiale a Locarno 2026 nella serie Kids screening, uno dei quattro film italiani del festival, è una storia di fantasmi intravisti, e visti, dalla undicenne Alessandra (Ginevra Mascia) nel suo girovagare in bici a volte col coetaneo Matteo (Noè Frei Cruzinha) a volte sola per una campagna assetata e languida. L’accompagna una tromba sospesa e allusiva di chissà quali inquietudine e mistero. Sul finale subentra il piano quasi a sottolineare un precipitare quale che sia. Un film dove tutto sfuma… Difficile allontanare dalla mente un lontano capolavoro del genere, Picnic ad Hanging rock Peter Weir. Stessa evanescenza, pari allusiva indeterminatezza, uguale spossatezza nella calura, nella vegetazione affaticata, nello stormire delle fronde, nell’irrompere improvviso di un battito d’ali di una corvo amico. L’estate che finì due volte è un incalzare di dissolvenze che ti inquietano insieme alla scoperta di Alessandra c...