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Rumagnacumclajè

MONTEREALE, COMUNE DI RONCOFREDDO, FORLì-CESENA, ECCOCI AD UNA INTERESSANTE FOLLIA ROMAGNOLA, FIGLIA DI UN MIX DI IDEE BUONE, IDEE STRAMPALATE E TUTTA L'ARIA DI ESSERE ABBANDONATA. ANCORA INCREDIBILMENTE INTATTA CI RACCONTA DI UNA IMPRENDITORIA ROMAGNOLA CARICA DI DENARO, BUONE INTENZIONI MA BISLACCA. CON QUALE FUTURO?

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Ci stanno dettagli degni di nota, tanta fantasia, perfino una sensibilità ambientale e una narrazione per niente fuori luogo, ma anche tanto kitsch e una dose, diremmo in Romagna, di sbrocco in eccesso. L’amico Mauro di Montereale mi conduce alla Stazione di Montereale, di cui dal borgo del Comune di Roncofreddo vediamo solo l’orrore della fila di alberi capitozzati, che poi sono ulivi calabresi importati in terra di Romagna con quale legalità sarebbe bello sapere. Da Montereale raggiungi il sito in un paio di minuti di auto per visitarlo nei dettagli. Tanto più adesso che sembrerebbe abbandonato e privo di vigilanza al punto da considerare un miracolo trovarlo ancora non deturpato o peggio saccheggiato. La narrazione merita plauso perché il sito, mi spiega Mauro, è immaginato come il capolinea di una tratta mare-colline che parte da Cesenatico, dove Juri, l’imprenditore artefice del capolavoro, tra virgolette, da tutti nella zona chiamato così, ha un bagno. E arriva fino a questa balz...

IN THE SEA UN DODICENNE PALESTINESE DI RAMALLAH, CISGIORDANIA, SFIDA IL DIVIETO ISRAELIANO DI RAGGIUNGERE E VEDERE IL MARE. NO, NON PROPRIAMENTE UNA SFIDA CONTRO ISRAELE. CONTRO IL DIVIETO. MA NEL SUPERAMENTO DEI POSTI DI BLOCCO COSÌ COME NELL'ATTRAVERSAMENTO DI TEL AVIV INSCENA, VORREMMO DIRE INVOLONTARIAMENTE, CON LA PREPOTENZA DI UN PURO ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA, IL DRAMNA DELL'APARTHEID E DELLA DISCRIMINAZIONE DI UN POPOLO

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La storia di  The Sea, film di  Shai Carmeli Pollak uscito nel settembre 2025 ma il  6 maggio 2026 portato dalla giornalista Giulia Innocenzi & friends nelle sale di tutt’Italia, non  è di quelle che più indignano e sconvolgono su Israele, Gaza e dintorni. L’incremento ormai senza freni inibitori, né politici né morali, del le pratiche  di genocidio, pulizia etnica e apartheid ai danni dei palestinesi a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est dopo il 7 ottobre 2023 è  attestato da inchieste, documentari, film e libri che documentato fatti, circostanze e testimonianze ben più brutali.   Il protagonista però di The Sea, film tutto farina del sacco di Israele stesso, è un bambino palestinese di dodici anni, Khaled ( Muhammad Gazawi).  Ed è certo anche grazie a questo ingrediente che il lungometraggio s'è conquistato una sua significativa nicchia nell’iconografia cinemotografica delle ingiustizie e crudeltà israeliane in quella regione. Le ...

MURALES DEGLI STUDENTI DELL'ARTISTICO CARAVAGGIO, MILANO, NEL QUARTIERE SESTESE VITTORIA CONTRO GUERRA, CEMENTO E A MEMENTO DEL CLIMATE CHANGE.

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Quest’anno i giovani del liceo artistico Caravaggio di Milano sono cresciuti dal punto di vista dell’efficacia del messaggio. Vanno infatti diritto al punto nei tradizionali murales del rione Vittoria di questo 2026 di guerra mondiale a pezzi ormai senza freni e, anzi, rivendicata come una medicina. Mentre l’allarme clima si fa sempre più ultimativo.  Zerotolleranti rispetto a distrazioni di colori, simboli e orpelli vari, gli studenti del liceo artistico sembrano dire quest’anno: cari autocrati bellicosi della terra, cari afoni leader delle democrazie, state sfasciando il mondo, ma non crediate che, siccome la nostra è la stagione delle mele, affacciandoci romanticamente alla finestra non vediamo i massacri di civili e innocenti, il genocidio in corso, il clima cacciato in fondo alle priorità e i crescenti investimenti per la Guerra che chiamate Difesa.  Per noi pace, giustizia e sostenibilità non sono solo politica politicante: per noi sono sopravvivenza, vita, speranza. Che...

LETTERE GIALLE (YELLOW LETTERS) DI İLKER ÇATAK SONO LE LETTERE DI LICENZIAMENTO, QUELLE CHE RICEVONO AZIZ E DERYA, MARITO E MOGLIE, DOCENTE E DRAMMATURGO LUI ATTRICE LEI, PER NON ESSERE IN SINTONIA COL REGIME DA ERDOGAN IMPOSTO ALL'INDOMANI DEL FALLITO COLPO DI STATO DEL 2016 E LA SUCCESSIVA STRETTA AUTORITARIA OPERATA DAL SULTANO. UNA TESTIMONIANZA DRAMMATICAMENTE FORTE DELLA DURA VITA DEGLI INTELLETTUALI, IN QUESTO CASO TURCHI, QUANDO LA DEMOCRAZIA NON È PIÙ COMPLETA

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Derya e Aziz Sarebbe bello leggere qualche recensione di Lettere gialle (Yellow letters) di İLKER ÇATAK, nelle sale dal 30 aprile, che premetta, almeno per inciso, che la vicenda del film è diretta espressione del regime repressivo imposto in Turchia dall’attuale presidente Recep Tayyip Erdoğan all’indomani del fallito colpo di stato del 2016 che ha fornito all’autocrate il pretesto per avviare una stretta autoritaria nel paese in particolare con la riforma costituzionale dell’anno dopo (2017). La quale ha rafforzato notevolmente l’esecutivo (Erdogan), indebolendo l’equilibrio dei poteri, in primis quello della magistratura, e allargato in maniera pervasiva il controllo sulle istituzioni culturali, sui media e sul libero pensiero nella società turca. Che non è più una democrazia… Perché, se no, non si capisce proprio come possa accadere quello che accade nel film. Che un docente e autore teatrale e un’attrice, marito e moglie, Aziz e Derya, interpretati rispettivamente da  TANS...

UN ANNO DI SCUOLA DI LAURA SAMANI ATTUALIZZA IL RACCONTO DI GIANI STUPARICH (1929) INVENTANDO UNA STORIA DI LICEALI TRIESTINI D'OGGI, NELLA CUI CLASSE APPRODA UNA COETANEA SVEDESE, FRED, A SCOMPIGLIARE LE CARTE. UNA MELA TRA I KIWI, I MASCHI CON CUI LEGA IN PARTICOLARE, MA IN FONDO UN PO' TUTTA LA COMUNITÀ SCOLASTICA NELLA QUALE ENTRA, PER FARLI MATURARE GRAZIE ALL'ETILENE DI RAGAZZA BELLA GIOVANE E LIBERA. UNA MELA PERÒ CHE DEVE ANCHE VIVERE NONOSTANTE IL PATRIARCATO SEMPRE DIETRO L'ANGOLO ANCHE IN UNA CITTÀ, TRIESTE, STORICAMENTE APERTA AL NUOVO.

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Difficile non piaccia un film di giovani e per di più ambientato nel loro habitat privilegiato: la scuola. I giovani attori, per non dire i bambini, si portano addosso l’impressione che stiano recitando se stessi. Non è vero, ma l’illusione gioca un ruolo nella visione e nel gradimento, volenti o no.  E questo avviene anche in Un anno di scuola di Laura Samani, attualizzazione della vicenda tutta triestina (scuola superiore, Carso, paesaggio, dialetto e, mi dicono, anche tipi) narrata da Giani Stuparich nel romanzo di un secolo fa, e pluripremiato per le felici performance dei ragazzi. Cento anni, appunto, tra i protagonisti di Samani e quelli di Stuparich, ma con lo stesso problema: riempire il senso di vuoto dell'età con le risorse dell’età, cioè il gruppo, la sfida, l’amore e, magari, se aiutano l’inclinazione e i mentori, anche la cultura, la lettura e la conoscenza. La scuola, appunto. Non che nelle altre età della vita quegli ingredienti non contino. Solo, a diciotto anni ci ...

GIULIO REGENI TUTTO IL MALE DEL MONDO, IL DOCUFILM DI SIMONE MANETTI, NON PIACE AL GOVERNO DI GIORGIA MELONI E QUINDI NON RICEVERÀ FINANZIAMENTI DAL MINISTERO DELLA CULTURA. EPPURE IL SUO VALORE CULTURALE È ALTISSIMO. È INFATTI UNA RICAPITOLAZIONE RIGOROSA DELLE BRUTALITÀ, DEI TRADIMENTI E DELLE VIGLIACCHERIE DI CUI IL RICERCATORE ITALIANO È STATO VITTIMA PRIMA DURANTE E DOPO ESSERE UCCISO, DOPO INAUDITE TORTURE, NEL MARZO 2016 DA PERSONAGGI DELLA SECURITY EGIZIANA A IL CAIRO. ASCRITTO COME CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ IL DELITTO È ORMAI PROSSIMO A GIUDIZIO. L'EVENTUALE CONDANNA DEI QUATTRO, PER QUANTO IN CONTUMACIA, AVRÀ UN IMPORTANTE SIGNIFICATO GIURISPRUDENZIALE

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Della vicenda dello studente friulano dell’Università di Cambridge torturato per nove giorni e ucciso da figure della security egiziana nel marzo 2016  il docufilm ‘Giulio Regeni tutto il male del mondo’ presentato in anteprima lunedì 26 gennaio al Palazzo del Cinema a Milano da Fabio Fazio è soprattutto un ripasso per tutti coloro che hanno seguito il caso nel corso del decennio alle spalle.  D’altra parte proprio questo il regista Simone Manetti ha voluto che diventasse. In accordo coi genitori di Giulio. I quali, come la madre ha dichiarato, hanno detto tanti no a proposte precedenti, rispondendo sì invece a questa proprio perché il lungometraggio sarebbe diventato “un documento del processo” ormai approdato al passo finale dopo “tante battute d’arresto”.  Non ultima quella confluita nella sentenza della Corte Costituzionale che, definendo il fatto “crimine contro l’umanità”, ha consentito al dibattimento di proseguire pur senza la comunicazione formale della documenta...

IN IL QUIETO VIVERE, ALL’ELISEO, CESENA, IL 1 APRILE, IL REGISTA CALABRESE GIANLUCA MATARRESE METTE IN SCENA IL DRAMMA DEL SUO CLAN FAMIGLIARE SPACCATO E PARALIZZATO DA INSANABILE ODIO INTERNO. RECITANO I FAMIGLIARI STESSI, LE DUE DONNE IN PARTICOLARE: MOGLIE E COGNATA. OPERA COME CATARSI MA FORSE È ANCHE METAFORA DI UNA CONDIZIONE PIÙ GENERALE DI DIVISIONE E IMMOBILITÀ. ALLO SPETTATORE LA SCELTA

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La crepa alla base della locandina esprime la spaccatura che divide la famiglia, anzi il clan, di Gianluca Matarrese, regista calabrese e autore insieme a Nico Morabito di Il quieto vivere, storia ruvida, uscita nelle sale in questi giorni, di due donne, cognata e moglie, in irriducibile scontro. Psichiatria e psicoterapia possono forse soccorrere per comprendere le ragioni.  Di certo c’è che siamo in un minuscolo crocevia sociale calabrese di 70 anime tutte imparentate e tutte più o meno inchiodate dal nocivo miasma di quell’insanabile odio  tra le due. E che  Matarrese, presentandolo al Palazzo del cinema di Milano, ha assegnato al film un doppio significato. Il primo è forse più una funzione. Funge cioè da catarsi. È il termine usato più volte dal regista. Nel senso preciso che, essendo la troupe i famigliari stessi, la mimesis ha fatto da prevenzione a tragedie vere. Il regista ne è certo. Anche però rappresenterebbe qualcosa che va oltre il qui e ora della Calabria p...