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IN NESSUNO VI FARÀ DEL MALE, TITOLO AMARAMENTE IRONICO DEL DOCUFILM DI DINO HODIC, LOCARNO 26 RITORNA AL DRAMMA DELLA BOSNIA DEGLI ANNI '90 CON IL GENOCIDIO DI SREBRENICA E ALTRI CRIMINI. HODIC, FUGGITO IN SVIZZERA CON LA FAMIGLIA AI PRIMI SEGNALI DI PERICOLO DA SVORNY, CITTÀ PROSSIMA AL CONFINE SERBO, RITORNA DA REGISTA PER RICOSTRUIRE QUELLA STAGIONE DI DOLORE IN PARTICOLARE ATTRAVERSO LA VICENDA DI HASAN, CHE IN FUGA DA SREBRENICA PORTA SULLE SPALLE PER VENTI KM IL CORPO DEL FRATELLO UCCISO DA UNA MINA FINO AL TERRITORIO LIBERO DI TUSLA.

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  Con la vicenda narrata in Nessuno vi farà del male di Dino Hodic (2025), a Locarno 2026 nella sezione Panorama Suisse, potremmo dire giornalisticamente che siamo sul pezzo. È morto proprio in questi giorni il boia di Srebrenica, Ratko Mladic, massimo interprete della ferocia genocida scatenata dalle milizie para-serbe in Bosnia all’indomani della morte di Tito e della dissoluzione della ex-Jugoslavia. E il regista del film ci racconta appunto l'escalation del dramma.  Lo fa nel format che a Locarno piace particolarmente: quello del ritorno, in questo caso il ritorno del regista fuggito in Svizzera da bambino con la famiglia dalla città di  Zvornik, prossima al confine serbo, in coincidenza dei primi segnali allarmanti di minaccia a causa delle squadracce di Arkan  (Željko Ražnatović). Zvornik fu appunto la  prima o comunque una delle prime città bosniache vittime del nazionalismo rapace della grande Serbia, che avrebbe poi portato all’assedio di Sarajevo (‘92 ...

Il CILENO DI SERGIO CASTRO - SAN MARTIN, FILM DI PRODUZIONE ITALO-SVIZZERO-CILENA E PROIETTATO IN PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, NARRA DI UN ESULE CILENO, UN MINATORE, SCAPPATO DA PINOCHET E APPRODATO A TORINO. SIAMO NELLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI '70 E IL FILM SI ISPIRA AD UNA STORIA VERA. SI ISPIRA. NON NE È UNA RICOSTRUZIONE RIGOROSA. IL PATHOS STA TUTTO NELLA SOLITUDINE DELLO SRADICATO ALDO CHE SI TROVA PER MOTIVAZIONI CHE PARREBBERO LONTANE DALL'IDEOLOGIA, COME GLI DIRÀ IL COMMISSARIO CHE LO BRACCA, IN UNA GUERRA NON SUA. METTENDOSI AL SERVIZIO DINAMITARDO DEL TERRORISMO ROSSO DI QUEL DECENNIO. TERRORISMO IN EFFETTI RAPPRESENTATO IN MODO IMPROPRIO. DI QUI QUALCHE SEVERA CRITICA.

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Camilo Arancibia  Il Cileno di Sergio Castro-San Martin, proiettato in Piazza Grande a Locarno 2026, ha ricevuto critiche feroci in Canton Ticino per le approssimazioni, se non inesattezze, storiche. In particolare riguardo alle caratteristiche del terrorismo rosso degli anni ‘70 da una vicenda del quale il film trae ispirazione.  D'altra parte appunto di ispirazione si tratta. Non di ricostruzione severa dei fatti e della personalità reale, umana e politica, di Aldo Marin, minatore cileno esule in Italia, Torino, in fuga da Pinochet e protagonista di Il cileno E in effetti dal personaggio recitato da Camilo Arancibia esce poca teoria rivoluzionaria, pochi ragionamenti sui suoi ideali a parte la non volontà di posizionare personalmente le bombe che accetta di fabbricare per il gruppo terroristico che lo assolda. Di più: vero che Aldo Marin morì in relazione ad un attentato dinamitardo. Altrettanto vero però che il terrorismo rosso nella seconda metà del decennio faceva tutt’al...

BLOODY TENNIS DI NIKYAS KHRYSSOS, A LOCARNO 2026 FUORI CONCORSO, È UN HORROR MOLTO TRASH. AMBIENTATO IN UNA SCUOLA DI TENNIS DOVE IN PALIO C'È LA VITA, LA PROTAGONISTA È UNA GELIDA E SPIETATA SOPHIE CHE AFFRONTA OGNI OSTACOLO E OGNI PROVA CON LA DETERMINAZIONE E LA FREDDEZZA DELLA PREDESTINATA AD UNA SORTA DI TRUCULENTA SUCCESSIONE

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Sandra Guldberg Kampp La critica l’ha battezzato come l’horror di Locarno 2026, ma Bloody tennis di Nikyas Khryssos sembrerebbe più un trash.  Cupo, certo, perché le giovani tenniste stregate dall’ambizione di Wimbledon da questa scuola-carcere possono uscire vive solo vincenti. Tuttavia la cifra del raccapriccio che distingue Bloody tennis nel genere è rappresentata dalla truculenza fino all’antropofagismo in stile The bones and all di Luca Guadagnino.  Corde di racchette fatte con viscere animali e umane (le perdenti), riti cannibalici per chi vince più che medaglie e trofei, palle da tennis come munizioni… Tira le fila Sophie ( Sandra Guldberg Kampp), imperturbabile nella sua determinazione a superare ogni prova cominciando dal bullismo delle compagne al suo primo arrivo alla scuola fino al conflitto tra ambizione e amore che avrebbe dovuto spezzarla e invece tira diritto,  procede senza titubanze come se fosse la predestinata di una successione come in certi miti fero...

PARADEISA DI MARLEEN VALIEN A LOCARNO 2026 HA VINTO IL LOCARDO KIDS AWARD LA MOBILIARE E HA FATTO DISCUTERE PER QUESTO PADRE ARTISTA NARCISO, EGOISTA, IRRESPONSABILE E MANIPOLATORE CHE CON I DUE FIGLI ADOLESCENTI ORGANIZZA UNA MESSINSCENA ESTREMA PER CONQUISTARE NOTORIETÀ E FINALMENTE GUADAGNARE CON LE PROPRIE OPERE. IN PRATICA I TRE FANNO CREDERE CHE SIA MORTO IN BASE ALLA CONVINZIONE CHE SOLO POST MORTEM I SUOI QUADRI SAREBBERO CRESCIUTI IN QUOTAZIONE. UN'IDEA PARECCHIO AZZARDATA...

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Paradeisa  di Marleen Valien, Germania, a Locarno 2026 ha vinto il  Locarno Kids Award la Mobiliare. Faceva parte della sezione Kids screening. Un altro premio, non nel Palmares, che gli andrebbe però assegnato è quello degli interventi critici nei confronti del padre-protagonista, Edgar (Robert Finster),  in quanto, riassumendo, uomo concentrato solo su se stesso e irresponsabile verso i due figli:  Lou (Rada Rae) con la quale il film esordisce con un’impresa più simile ad un’associazione a delinquere che ad una sana collaborazione, tanto per rendere l’idea del profondo legame tra i due; e poi Jonhatan (Carlo Krammling), neo-maggiorenne più scettico e critico verso il genitore. A parte giudizi etici su Edgar, difficile non confrontare questo film di Marleen Valien con il Captain Fantastic di Matt Ross (2016) con quel padre-mondo a cui i figli sono devoti anche nelle malefatte. Da lui apprendono a stare sulla terra in un modo non convenzionale ma certo non privo di f...

NEL TEXAS PROFONDO, SPIETATO E ARMATO, UN GIOVANE E DETERMINATO PASTORE STA DALLA PARTE DEGLI ULTIMI. I SENZATETTO AI MARGINI DELLA COMUNITÀ. E LO SCONTRO SI FARÀ DURO E SANGUINOSO. FILM DI PETER BRUNNER A PIAZZA GRANDE 2026

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Down the arm of God di Peter Brunner, che già con Luzifer a Locarno 2021 vinse il premio della Semaine de la critique, a Locarno 2026 ha ottenuto la scena degli 8000 di Piazza Grande, pur non vincendo alcun premio. È stato comunque uno dei lungometraggi del festival in cui il dramma ha toccato l’apice per via della forza dei fattori che portano la storia all’estremo. Il primo è rappresentato dalle profonde disuguaglianze nella società americana vissute da molti come un destino che non giustifica alcuna compassione e da altri come puro risentimento. Il secondo, quello personale del protagonista, Roger, il pastore assegnato alla chiesa della cittadina texana in cui la vicenda si svolge. Perché il giovane pastore, al suo primo arrivo, anche sulla spinta di motivazioni personali, si vota all’aiuto della piccola comunità dei senza tetto che vivono ai margini, quasi invisibili, di quel tipico insediamento americano dall’identità in filigrana: case sparse lungo linee a scacchiera, il saloon, ...

CONCRETE LAND DI ASMAHAN BKERAT, APPLAUDITISSIMO DOCUFILM DELLA SEMAINE DE LA CRITIQUE DI LOCARNO 2026, RACCONTA DI UNA FAMIGLIA PALESTINESE, NONNI GENITORI FIGLI, ACCAMPATA IN GIORDANIA E QUI VITTIMA DI XENOFOBIA, SOPRUSI E RAZZISMO. STORIA DI SRADICAMENTO E FATICOSA, SE NON DISPERATA, RESILIENZA CHE COINVOLGE ANCHE PER LA FORTE CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI, I COMPONENTI STESSI DELLA FAMIGLIA.

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  Asmahan Bkerat Prima mondiale a Locarno 2026 all’interno della sezione Semaine de la critique, Concrete Land di Asmahan Bkerat è il frutto di un lavoro di otto anni, durante i quali la regista giordano-palestinese ha accompagnato con la cinepresa la vita quotidiana di una famiglia palestinese emigrata in Giordania, la famiglia Najar, e da lì proiettata in un destino di sradicamento. Allevatori-agricoltori, nonni, genitori, figli, i Najar sono costretti alla fuga dalla West Bank per essere anche nel paese confinante  vittime di soprusi, xenofobia e razzismo. Infine costretti a sloggiare dallo scampolo di terra non ancora lottizzata dove si sono accampati, perché accanto sorgerà un’abitazione i cui proprietari non li vogliono come vicini di casa.  Definire documentario Concrete Land, terra edificabile, è riduttivo. Il lungometraggio riunisce le tre generazioni dei Najar, compreso un ultimo parto proprio sul finire del documentario (quando ormai la brutalità del presente s...

ARMONY, SECONDO FILM IN PIAZZA GRANDE A LOCARNO 2026, È LA STORIA DI UN FELICE INCONTRO TRA UN CINQUANTACINQUENNE PREPENSIONATO E SOLO E UNA BAMBINA, CARLOTTA, CHE LA MADRE GLI AFFIDA DI FATTO PER DILEGUARSI CON UN GIOSTRAIO. È L'INIZIO DI UN GRANDE LEGAME PADRE-FIGLIA E DI UNA FAMIGLIA PER CASO, VERO AGGREGATO DI SOLITUDINI, CHE PARREBBE PROPRIO FUNZIONARE

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Armony di Dario Albertini, secondo e unico film in Piazza Grande a Locarno 2026, è la storia di un cinquantacinquenne camionista pre-pensionato (Valerio Mastandrea) che sarebbe stato padre mancato se non avesse incrociato la nipote Carlotta (Aurora Cherchi). Al primo scoprire infatti che la sorella Jenny (Asia Argento) gli ha "scaricato" la figlia per sparire con un rumeno delle giostre subito sfodera le qualità più auspicate in un papà: pazienza, sollecitudine, dialogo. Armony, dopotutto, è da sempre suo soprannome... e anche omen. Ma in Armony c'è di più di una felice convergenza stellare tra un uomo approdato a quello che sarebbe potuto essere un binario morto della sua vita e una bambina parecchio resiliente e assertiva nonostante l'abbandono.  La chiave più profonda di lettura la fornisce la citazione tratta da Pier Vittorio Tondelli che appare nei titoli di coda.  "In fondo mi basta  che abbia qualcuno d'amare, basta un territorio di diffusione d'af...