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GOOD BOY DI JAN KOMASA CI PARLA DELLA FAMIGLIA, DEL NIDO COME FUCINA DI EMPATIA E SOLIDARIETÀ MA COI MEZZI DELLA RIEDUCAZIONE IN STILE ARANCIA MECCANICA. L'INTERROGATIVO SE LA FORZA GIUSTIFICHI LE MIGLIORI INTENZIONI SEMBRA INCONTRARE IN QUESTO FILM UNA RISPOSTA POSITIVA. UN FILM FIGLIO DEI TEMPI?

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Nella prima mezzora di Good boy di Jan Komasa in uscita nelle sale nel marzo 2026 inevitabile che scatti il suggerimento di Arancia meccanica , con quel ragazzaccio che nelle sue notti da sballo ne fa d’ogni, ma un bel giorno entra forzatamente in un trial rieducativo non proprio convenzionale  À la guerre comme à la guerre. Il celebre cult movie di Kubrik , tratto dal romanzo di Anthony Burgess , cede poi però il posto a prodotti di riconducibile discendenza dal capolavoro di cinquantacinque anni fa, ma più di serie, più intrisi di noir o thriller. Viene in mente Locked (2025) con un terribile Anthony Hopkins nel ruolo di rieducatore “con altri mezzi” vessato dai ladruncoli o semplicemente folle, e Bill Scarsgard nella parte del giovanotto malcapitato cascato nelle grinfie vendicative dell’anziano. In Goodboy la vittima-protagonista, Tommy , è Anson Boon , 26 anni appena compiuti, la faccia scanzonato come nel film. L'aguzzino è interpretato dall’ottimo Stephen Graham .  ...

SUSY E GIAMPIERO E L'ESSENZA DEL TANGO PROPRIO NEL GIORNO DI SAN VALENTINO, PERCHÉ, COME DICONO I DUE MAESTRI DELL'ASSOCIAZIONE CESENATE MEDIALUNA, IL TANGO È COMUNICAZIONE GENTILE E QUEL CHE SI FA NEL TANGO LO SI FA IN DUE IN UNA COLLABORAZIONE ARMONICA E MAI IMPERATIVA. IL TANGO NASCE DA UNA FORTE RICERCA DEL PARTNER, MA È ANCHE UNA CARTINA DI TORNASOLE. SE LA COPPIA FUNZIONA LA ESALTA, SE NO SCOPPIA PER UNA SEMPLICE RAGIONE: NEL TANGO DEVI FARE TUTTO INSIEME

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Susy e Giampiero, rispettivamente medico e prof un po’ cesenati un po’ forlivesi, ballano il tango da quasi trent’anni e con l’ associazione cesenate Medialuna lo insegnano. E in questa intervista rispondono ad ogni domanda nel modo che esprime l’essenza stessa del ballo argentino : un dialogo armonioso tra una coppia in cui lui suggerisce, ostacola e imprigiona, lei inventa vie d’uscita, aggira impedimenti, seduce. L’insieme è unico e complice come le risposte alle domande di questa intervista a cui Susy e Giampiero contribuiscono come una persona sola, ma non all’unisono. Bensì in un concorde rilanciare, esemplificare, precisare, aggiungere. Note diverse, stessa sinfonia. Come nel tango, appunto. A proposito dell’intesa tra i ballerini anticipando questa intervista mi parlavate del tango addirittura all’interno di un discorso di terapia di coppia . Ha forse, questo ballo, qualche potere che cementifica l’unione? È un tipo di ballo che si basa sulla comunicazione tra un uomo e una d...

LA GRANDE AMBIZIONE DI ANDREA SEGRE, DOCUFILM DEL 2025 CON INTERVISTE AI GIOVANI DI VARIE CITTÀ ITALIANE SUCCESSIVE All'USCITA IN SALA DEL FILM DELLO STESSO REGISTA SU ENRICO BERLINGUER DELL'ANNO PRIMA RIVELA GRANDE INTERESSE PER LA POLITICA DA PARTE DELLA GENERAZIONE Z MA PARI DIFFICOLTÀ AD INTERAGIRE CON PARTITI LONTANI DALLA SOCIETÀ CIVILE. CHE È STATO ANCHE UNO DEI TEMI DELLA TRE GIORNI A GENOVA ORGANIZZATA DAL FORUM DELLE DISUGUAGLIANZE E DIVERSITÀ INTITOLATA "LA DEMOCRAZIA ALLA PROVA" E IMPEGNATA NELLA RICERCA DI STRATEGIE DI CONTRASTO ALLA EROSIONE DELLE DEMOCRAZIE NEL MONDO E IN ITALIA IN PARTICOLARE

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Attraverso la voce di giovani di diverse città italiane nel docufilm La grande ambizione, girato successivamente al film del 2024 sulla figura di Enrico Berlinguer, Andrea Segre  ha rappresentato la distanza tra la voglia di politica dei giovani d'oggi, che c'è e forte, e il sistema dei partiti non più in grado di raccogliere le istanze che vengono dai territori. In Italia al punto da essere peggio che incapaci, addirittura disinteressati a coinvolgere la massa crescente degli emarginati portandoli a votare. Il lungometraggio è stato proiettato sabato 24 gennaio nella Sala del Gran Consiglio del palazzo ducale a Genova all'interno di Democrazia alla prova, una tre giorni organizzata dal Forum delle disuguaglianze e diversità, e ha  rappresentato una specie di sintesi cinematografica dei temi e problemi emersi dagli interventi con cui studiosi, giornalisti e attivisti hanno delineato i modi e le cause dell'affermazione in corso nel mondo, Italia compresa, dell'autori...

MR NOBODY AGAINST PUTIN È UN DOCUFILM, UNICO LUNGOMETRAGGIO DANESE CANDIDATO AGLI OSCAR, CHE GUARDA DALL'INTERNO LA RUSSIA NELLA GUERRA SCATENATA DA PUTIN PER CONQUISTARE L'UCRAINA. UNA SCUOLA PRIMARIA SOGGETTA A MILITARIZZAZIONE E PROF E STUDENTI COSTRETTI A PIEGARE LAVORO E STUDIO ALLA VOLONTÀ DEL REGIME DI CONTROLLARE, MANIPOLARE E SFRUTTARE COME CARNE DA CANNONE IL POPOLO. A PARTIRE DAI PIÙ PICCOLI.

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  Il personaggio decisamente più sorprendente di Mr nobody against Putin , docufilm di 90’ creato con riprese di Pavel Talankin trafugate in Danimarca per essere trasformate in lungometraggio col ruolo determinante del regista David Borenstein , è la madre di Pasha , il giovane protagonista e autore delle riprese in quanto docente e coordinatore degli eventi della scuola primaria di Carabash, Urali meridionali, Russia , dove la storia si svolge. Storia semplice. Pasha, in quanto coordinatore degli eventi della scuola ha anche il compito di filmare ciò che di interessante si svolge al suo interno. Da sottolineare la circostanza: da noi la cosa sarebbe semplicemente trattata con orrore e vietata. Nella Russia di Putin invece si fa con gran soddisfazione di Pasha. Se non fosse però che con l’invasione russa dell’Ucraina studenti e prof sono sottoposti a militarizzazione e autoritarismo da ogni punto di vista: marce militari, prediche contro il nemico interno ed esterno, Wagner che a...

GIOIA MIA, OPERA PRIMA DI MARGHERITA SPAMPINATO, FILM PLURIPREMIATO A LOCARNO 2025, IN ANTEPRIMA A MILANO IERI E NELLE SALE DAL 11 DICEMBRE, È LA STORIA COINVOLGENTE DI UNA RELAZIONE TRA UNA ANZIANISSIMA E UN GIOVANISSIMO. TRAMA NON NUOVA, MA SVILUPPATA DALLA REGISTA CON ORIGINALITÀ GRAZIE SOPRATTUTTO ALLA CARATTERIZZAZIONE FORTE DI DI GELA, DONNA D'ALTRI TEMPI EPPURE MODERNA

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Opera prima di Margherita Spampinato , vincitore di due premi a Locarno 78 , Gioia mia , in anteprima a Milano il 4 dicembre, uscirà nelle sale l’11 dicembre e non è azzardato immaginare un certo successo per questo tipico film locarnese, con budget certo non stellare e girato tutto a Trapani con un cast largamente locale. Anche in considerazione della temperie natalizia. La trama semplice, non originalissima, è infatti accattivante anche perché è imperniata senza sconti sul rapporto all’inizio ruvido ma via via sempre più empatico e foriero di interessanti scoperte e sorprese tra una anzianissima prozia, Gela, e un pronipote, Nico, ancora ragazzo ma ad un passo dalla pre-adolescenza e dalle sue tappe, per esempio il primo castissimo bacio. In mezzo, tra questi due estremi generazionali, l’assenza di ogni altra età è totale e, come ha sottolineato la cineasta in sala, voluta. Proprio per consentire al rapporto tra i due, così diversi, così apparentemente inconciliabili, tutto l’attri...

IL SEME DEL FICO SACRO (2024) Di MOHAMMAD ROSOULOF È L'ENNESIMA STORIA IRANIANA DI UNA FAMIGLIA CHE COLLASSA SOTTO IL PESO DELLA REPRESSIONE. QUANDO CIOÈ LA FATICA DI SISIFO DI UNA MADRE CHE CERCA DI TENERE FUORI DALLA PORTA LA MINACCIA DEL POTERE TOTALITARIO ANCHE CON DOSI MASSICCE DI COMPROMESSO E IPOCRISIA NON BASTA PIÙ. ED ALLORA È TRAGEDIA.

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Ancora la famiglia in scena nel cinema iraniano. Questa famiglia così normale, monogamicamente solida, ovattata nel suo guanciale di affetto, ottime intenzioni, sopportazione massima all'interno di un potere che parrebbe all'apparenza non riuscire e forse neppure essere intenzionato ad intromettersi nel privato tran tran. E invece non solo lo fa. Addirittura la famiglia iraniana diventa una sorta parafulmine, di scarico a terra, di ammortizzatore della sofferenza di un popolo oppresso dal totalitarismo della repubblica sciita. Regge quanto può, ma se la pressione diventa eccessiva collassa. Che è quanto avviene in Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, titolo allusivo appunto di questa sorta di asfissia sociale e di avvelenamento dei pozzi delle relazioni più intime che un regime oppressivo e all'occorrenza, come nel caso delle proteste di Donna vita libertà successive all'uccisione della giovane Amini, violento condanna da decenni un popolo. Che, come dice una de...

IL RIFIUTO DELLA MATERNITÀ IN AMATA (2025) DELLA GIOVANE PROTAGONISTA, NUNZIA, INTERPRETATA DA TECLA INSOLIA COMPLETA CON MATILDE DI CINQUE SECONDI E MARTA DI TRE CIOTOLE UN TRIS, USCITO NELLE SALE IN QUESTO FINE 2025, DI DONNE NON FACILI. SPIGOLOSE, INCLINI A GESTI ANCHE FUORI DALLE RIGHE. NUNZIA NEGA LA MATERNITÀ, POTREMMO DIRE, A 360°, MARTA SI APRE AGLI ALTRI E ALLA VITA SOLO IN FACCIA ALLA PROPRIA FINE. MATILDE FA COSE UN PO' MATTE PRIMA DI ACCETTARE DI AVERE ANCHE LEI BISOGNO DI AIUTO

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TECLA INSOLIA Il rifiuto della maternità non è un tema nuovo nel cinema. Petites di Julie Lerat-Gersant uscito a  Locarno 2022 , in Italia con l’aggiunta La vita che vorrei… per te , narra appunto di una adolescente per la quale di fare da madre non ce n’è proprio. È una little one, appunto, col fidanzatino che va sullo skate o robe così.  La protagonista di Amata (2025) di Elisa Amoruso , però,  la diciannovenne Nunzia ( Tecla Insolia ) sta sulla stessa linea al cubo perché del diventare madre respinge con metodica determinazione tutto ma proprio tutto. Dal concepimento al suo naturale evolversi fino alla varia foresta di relazioni dentro cui la maternità fiorisce e di cui si nutre. Un mondo, il suo, di una giovane centrata solo su se stessa. Manco dirlo allontana il giovane partner, probabile padre. Alla madre affettuosamente lontana, nella Sicilia da cui proviene (la storia si svolge a Roma ) basta nascondere il fatto e non far vedere la pancia che cresce. Intanto fu...