Attraverso la voce di giovani di diverse città italiane nel docufilm La grande ambizione, girato successivamente al film del 2024 sulla figura di Enrico Berlinguer, Andrea Segre ha rappresentato la distanza tra la voglia di politica dei giovani d'oggi, che c'è e forte, e il sistema dei partiti non più in grado di raccogliere le istanze che vengono dai territori. In Italia al punto da essere peggio che incapaci, addirittura disinteressati a coinvolgere la massa crescente degli emarginati portandoli a votare.
Impresa difficile se non disperata. Quanto meno nei tempi brevi. E lo confermano proprio le voci di giovani intervistati da Segre successivamente alla constatazione del successo tra loro del suo film su Berlinguer del 2024. Ci restituiscono infatti lo scenario di un popolo giovanile demograficamente minoritario e precarizzato lavorativamente che crede nei diritti, nella democrazia e, soprattutto, nelle pratiche a livello locale e all'interno di associazionismo e volontariato, ma non fornisce alcun contributo creativo e costruttivo alla politica del paese. Non ha alcuna possibilità di tradursi in contributo alla visione e alla strategia.
Per dirla nei termini espressi nel Forum genovese le policy le sanno fare bene, ma poi la politics resta per loro un miraggio. Perché tra questi due poli non c’è nulla.
Nulla… a parte Berlinguer. Il leader del PCI interpretato da Elio Germano attraverso spezzoni inediti del film del 2024 fa da continuo intermezzo tra una dichiarazione e l’altra, ma non tanto, anzi per nulla, per fornire indicazioni politiche.
Il Berlinguer di La grande ambizione non è, per capirci, il Bersani intervistato da Floris che riesce a ribattere punto su punto sulle bugie della destra italiana e mondiale. Il Berlinguer di Segre tanto ammirato dai giovani, che hanno fornito un terzo dei 700 mila spettatori del film, è un simbolo.
Rappresenta cioè l’esempio di un tempo in cui politica e vita si sovrapponevano. Quando, come ha spiegato Piero Ignazi nella sua lectio sulla erosione della democrazia italiana, “il partito di massa prevaleva sull’individualizzazione e la frammentazione”. E quando ancora governo e partiti non era sordi rispetto alle richieste e le voci della società civile. Il Berlinguer della generazione z è insomma pura assenza, puro smarrimento, pura rabbia, pura nostalgia.

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