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| TECLA INSOLIA |
La protagonista di Amata (2025) di Elisa Amoruso, però, la diciannovenne Nunzia (Tecla Insolia) sta sulla stessa linea al cubo perché del diventare madre respinge con metodica determinazione tutto ma proprio tutto. Dal concepimento al suo naturale evolversi fino alla varia foresta di relazioni dentro cui la maternità fiorisce e di cui si nutre. Un mondo, il suo, di una giovane centrata solo su se stessa.
Manco dirlo allontana il giovane partner, probabile padre. Alla madre affettuosamente lontana, nella Sicilia da cui proviene (la storia si svolge a Roma) basta nascondere il fatto e non far vedere la pancia che cresce. Intanto fugge da chi maternamente le tende la mano esibendole solidarietà e offrendole aiuto. E porta la pargola per la città dentro un borsone come una refurtiva provocando pure nello spettatore qualche ansietà sulle sue intenzioni con quel corpicino che piange solo perché ha fame.
Va anche aggiunto, però, che, se non voler figli può essere un sentimento naturale, maschile e femminile, di cui molti, se non tutti, possiamo avere conoscenza diretta o indiretta, squisitamente cinematografico, per quanto certo figlio dei tempi, è invece il trittico rappresentato da tre giovani donne indipendenti ma anche parecchio spigolose comparse nelle sale in questo autunno 2025. Per usare il motto di norma riferito ai maschi, tre donne dal carattere non facile in quanto... di carattere.
Tale è certamente Nunzia. Ma anche Matilde (Galatea Bellugi), in Cinque secondi di Paolo Virzi, non sfigura nel novero. Pure lei col pancione portato come un marsupio, reagisce di brutto sopra le righe con chi, in questo caso paternamente, vorrebbe si desse una regolata. E liquida il giovane padre per una bazzecola. Mentre Marta (Alba Rohrwacher) in Tre ciotole di Isabel Coixet ha addirittura bisogno di apprendere di essere una terminale per diventare un po’ più grata verso la vita e gli altri. Maschi in testa.

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