La storia non è di quelle che più indignano e sconvolgono. L’incremento ormai senza freni inibitori, né politici né morali, delle pratiche di genocidio e pulizia etnica ai danni dei palestinesi attivate da Israele a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est successivamente al 7 ottobre 2023 e ormai patrimonio inoppugnabile dei media e delle opinioni pubbliche dei paesi democratici, a volta pure dei governi, grazie a inchieste, documentari, film e libri con dati, circostanze e testimonianz. Anche più spietate e atroci di questo The Sea di Shai Carmeli Pollak uscito nelle sale nel settembre 2025 ma portato da Giulia Innocenzi & friends il 6 maggio e giorni seguenti nelle sale di tutt’Italia.
Protagonista però di The sea, parto al 100% di Israele stesso, è protagonista un bambino palestinese di dodici anni, Khaled (Muhammad Gazawi ). E certo una sua nicchia nell’iconografia cinemotografica dell’ingiustizia umana è destinato a conquistarla.
Perché Khaled vuol vedere il mare, ma i palestinesi della West bank al mare possono accedere solo con il beneplacito di Israele e lui che è di Ramallah incappa in un occhiuto e inflessibile divieto kafkiano che gli impedisce di superare le colonne d’Ercole del posto di blocco finale per arrivare in corriera insieme ai propri compagni di scuola a Tel Aviv, città di mare e di dolce vita israeliane. Dove peraltro il padre lavora come muratore (senza permesso).
Khaled però è testardo e tenterà di raggiungerlo, il mare, di propria iniziativa, scansando divieti, rischi, tortuosità metropolitane varie e, naturalmente, la barriera n.1: quella della apartheid, con relativo divieto in quanto palestinese di entrare nella linda e agiata Israele. Un’altra galassia a pochi km.
È insomma, The Sea, oltre una semplice storia di discriminazione violata, e la metafora dello scontro tra un un popolo vessato (palestinesi) e di un altro che pretende di vivere la vessazione con la normalità di una necessità esistenziale al punto da non riuscire più a riconoscere la ferocia dell’ingiustizia e della discriminazione esibita sotto i suoi occhi. Semplicemente non esiste. Difficile non pensare al sonnambulismo degli USA in piena temperie razzista. Del Sudafrica pre Mandela. Della Germania hitleriana. Della Serbia di Slovodan Milosevic…
L’ostinazione del ragazzino in qualche modo però squarcia il velo. Sicuramente quello dello spettatore. Perché Khaled taglia divieti, pericoli e paure come una lama nel burro con la sua autistica volontà di vedere il mare. Tel Aviv vuol stare in pace e godersi la vita in un modo che una volta avremmo detto occidentale. Protetta dal suo scudo antimissili e dai rifugi. C’è però lui, Khaled. Lui e il mare. Una sfida. Tra il mare e un dodicenne corpo estraneo pericoloso solo in quanto palestinese…
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