Difficile non piaccia un film di giovani e per di più ambientato nel loro habitat privilegiato: la scuola. I giovani attori, per non dire i bambini, si portano addosso l’impressione che stiano recitando se stessi. Non è vero, ma l’illusione gioca un ruolo nella visione e nel gradimento, volenti o no. E così è anche in Un anno di scuola di Laura Samani, multi premiato proprio per le interpretazioni per niente improvvisate oltre che veicolo di una opera di attualizzazione della vicenda tutta triestina, scuola, paesaggio, dialetto e probabilmente anche tipi, narrata da Giani Stuparich nel romanzo dallo stesso titolo di un secolo fa.
Cento anni, appunto, tra i protagonisti di Samani e quelli di Stuparich, ma con lo stesso problema: riempire di senso un vuoto con le risorse dell’età, cioè il gruppo, la sfida, l’amore e, magari, se ne hanno l’inclinazione, la fortuna e i mentori capaci, la cultura, la lettura, la conoscenza.
Non che nelle altre età della vita quegli ingredienti non contino. Solo, a diciotto anni ci sono solo quelli e quindi via a far casini d’ogni genere con quelli. Con adulti, genitori e prof, che riescono a mettere qualche argine solo in virtù del dialogo costruito e della autorevolezza guadagnata. Se no son casini anche peggiori.
Come nel caso di questi maturandi triestini del film di Samani a cui non interessa nulla del mondo in guerra né del climate change, ma invece cominciano a frullare come mosconi intorno ad una lampadina per l’arrivo in classe di una svedese, Fred. Attenzione: classe maschile e unica ragazza. Per il suo solo arrivare dalla Svezia Fred produce quello che nella narratologia chiamano esordio. Tutto cambia.
Anche nella realtà può verificarsi un tale squilibrio di genere in una classe. Le conseguenze, però, sono ordinariamente antitetiche a quelle del film: non cioè di elettrizzare il testosterone. Al contrario genera protezione, ma non stiamo a sottilizzare. Fred è svedese e questo può contare anche in una Trieste storicamente aperta al nuovo.
E poi in effetti, dopo i primi scompigli, le prime birbanterie, anche in Un anno di scuola avviene quella speciale osmosi tra Fred e gli altri tre maschiacci con cui farà gruppo tale da far dire a uno di loro, per giustificare l’accesso a lei eccezionalmente consentito nella Trappola, un rifugio vietato alle ragazze, “ma tanto lei è come se fosse un maschio”.
Non lo è affatto, un maschio, Fred. Se mai, come le dice il padre, è una mela. I kiwi sono fatti maturare con le mele perché l’etilene favorisce il processo. Che però per i tre amici sarà molto più accidentato e anche spericolato che per i kiwi. Com’è inevitabile e perfino giusto che sia…
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