ROMAGNA AIR FINDERS RECUPERA AEREI (E PILOTI) PRECIPITATI IN ROMAGNA E OLTRE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE. UNA VISITA AL MUSEO ALLESTITO IN UNA EX-OFFICINA A MAIANO MONTI, FRAZIONE DI FUSIGNANO, RESTITUISCE EMOZIONI E CONOSCENZE UNICHE CHE DA SOLE GIUSTIFICANO UNA PUNTATA DOMENCALE NEL SONNOLENTO PAESE DELLA BASSA ROMAGNA

Non sono tante le ragioni per visitare Fusignano, sonnolento paese della Bassa Romagna, ma il museo degli aerei della seconda guerra mondiale recuperati dagli scavi della eroica compagine di Romagna Air Finders merita una puntata.

Il posto è un ex capannone affacciato sulla provinciale via Maiano 63/a nella frazione fusignanese di Maiano Monti e se non sai quale tesoro di conoscenze ed emozioni nasconda non ti ci fermi di sicuro, ma a noi quindici turisti ci ha portato lì sabato 3 febbraio quel genio di visite originali della Romagna e oltre che è Gianni Giunchi di Forlì.

È grazie a lui che abbiamo visitato questo misto di museo e memorial che raccoglie i reperti degli aerei, dalla carlinga al motore, dalle armi ai mille frammenti generati dallo schianto, e con talvolta pure i pochi resti dei piloti, precipitati negli anni 1944 e ‘45 in particolare nell’Emilia- Romagna e nel Veneto occupate dai nazi-fascisti e bombardate da terra e cielo dagli Alleati. Fusignano fu distrutta al 70%. L’esperienza è unica.

Il frutto dell'ultimo ritrovamento degli oltre quaranta portati a termine dal gruppo di una trentina di volontari accoglie il visitatore all'ingresso dell'hangar con il volto in grande e in tutta la bellezza dei suoi ventiquattro anni di John Henry Coates. Il cui aereo è stato recuperato nel marzo 2019 a Cavarzese (Ve) a 10 metri di profondità e il corpo a sei.

Sganciarsi dall’aereo colpito era possibile, ma con un’operazione macchinosa e lunga. Erano in 19 tra nipoti e pronipoti a rivolgere l’ultimo saluto a John, tumulato due o tre giorni dopo nel cimitero militare di Padova.

E come lui altre tredici salme sono state restituite alla memoria e ai famigliari in ormai più di un quarto di secolo di un impegno iniziato in Romagna nel ‘98, a Lugo, col pilota diciannovenne Hans Joachim Fischer. Tedesco, ma in seguito sarebbero riemersi i resti di brasiliani, americani e pure italiani come Alverino Capatti detto Nino, classe 1919, ritrovato dove il suo velivolo s’era immerso a La Fiorana, frazione di Argenta (Fe) il 28 marzo 1944. "Per noi sono tutti uguali" è stato del resto l'asciutto preambolo di Leo Venieri, il presidente dell'associazione, che ci ha guidati nella visita.

Nella ricerca il metal detector aiuta, ma non basta: prima dello scavo, finalmente individuato il punto esatto, e poi della riesumazione e del recupero dei reperti, ci vogliono testimonianze visive, indizi di frammenti, saggi da veri e propri archeologi. Il lavoro per una sola ricerca può durare anni. Pazienza, esperienza, smisurata passione e disinteresse personale al 100% alla base di tutto. www.romagnaairfinders.com 



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