LA BELLA ESTATE DI LAURA LUCHETTI E ROSSOSPERANZA DI ANNARITA ZAMBRANO DAL FESTIVAL DEL CINEMA DI LOCARNO ALLE SALE DOMANI 24 AGOSTO. DUE STORIE CON GIOVANI PROTAGONISTI, MA DIVERSE PER TEMATICHE, TECNICHE E INTERPRETAZIONI. POCO APPREZZATE SULLE RIVE DEL LAGO DA CRITICA E PUBBLICO, NELLA SFIDA COL BOTTEGHINO NOSTRANO NON SI POSSONO ESCLUDERE SUCCESSO E SORPRESE.

Amelia (Deva Cassel) e Ginia (Yile Vianello)

Domani 24 agosto escono nelle sale italiane due film lanciati in occasione del settantaseiesimo Festival del cinema di Locarno (2-12 agosto) che più diversi non potrebbero essere. Li accomuna solo il non aver ottenuto alcun premio e la tematica giovanile. Giovani sono i protagonisti di La Bella estate di Laura Luchetti tratto dal romanzo di Cesare Pavese. Come il libro è ambientato negli anni Trenta e ha al centro la maturazione, anche sessuale, di Ginia (Yile Yara Vianello). Con però una importante curvatura in chiave gender. E coetaneo è il microcosmo di ragazzi e ragazze romani/e generazione anni ’90 di Rossosperanza di Annarita Zambrano.

Il primo però è la classica storia di formazione, nella quale il fascismo, nell’evolversi attualizzato del groviglio sentimentale, lo intravedi appena. Anzi viene brillantemente eluso (il romanzo stesso del resto è non meno a-temporalizzato). Il film di Zambrano invece è una storia spezzata anche nella continuità storica da un irrimediabile conflitto generazionale, esprimentesi nell'ipocrisia adulta e nel nichilismo giovanile. Come conseguenza di questo baratro, se il rosso della prima metà del titolo non ti fa pensare certo al progresso, la speranza della seconda metà, checché dica la regista, non la vedi.

La Bella estate affonda nei dubbi e nello sgomitare di anime e corpi di un’età della vita da Luchetti, e da Pavese, prediletta, e se mai può suggerire qualche perplessità proprio per il lindore al limite dell’improbabile della storia d’amore centrale. Al contrario in Rossosperanza c’è la pretesa, attraverso la rappresentazione della incomunicabilità o addirittura dell’odio tra la classe dirigente del decennio di Tangentopoli e i rispettivi rampolli, di parlare dell’Italia di ieri e di oggi.

Sì, ecco un’altra somiglianza c'è: strizzano l’occhio entrambi all'attualità. Entrambi con una certa forzatura, forse a Locarno non apprezzata. Al pubblico l’ardua sentenza, per esempio, se Zambrano sia riuscita o meno attraverso gli adulti e i ragazzi dell’alta borghesia romana a inscenare, come da lei sostenuto in conferenza stampa, “una fase di crollo di un sistema” e quindi di aver creato un film politico. E quanto alle due ragazze che in pieno machismo fascista manifestano in pubblico la propria reciproca elezione, beh, mettiamola così: un bell’azzardo e un felice auspicio.


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