SULL'EX-LAZZARETTO CESENATE MANCA ANCHE LA COERENZA AMMINISTRATIVA. NON SOLO IL COMITATO COME PER IL PALAZZACCIO O L'INTERESSE DEI CITTADINI


Nella diatriba sulla vendita di quello che fu il lazzaretto cesenate manca un ingrediente. Che non è, come afferma il sindaco Enzo Lattuca sul Corriere di Romagna, un comitato insorto per la sua preservazione come nel caso del Palazzaccio del Quartiere Fiorita, assente invece in relazione a quest’altro manufatto storico. E neppure l’interesse, nullo, della collettività. È la logica. Come può essere che a luglio 2021 il sindaco concorda con la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena uno studio in tempi celeriper il recupero, recita il Comune stesso, “dell’intera cinta muraria cesenate, inclusi anche gli immobili di “Porta Fiume”, “Ex Lazzaretto”, “Rocca Nuova” e “Rocca Vecchia” per un totale  di quasi quattro km poi però cinque mesi dopo lo stesso sindaco infila un frammento significativo di quella stessa cerchia storica in un processo di alienazioni? Non si scorge coerenza tra queste due decisioni.

“Sono quasi quattro km che con piccoli modesti interventi possono diventare tutti o quasi percorribili -Daniele Vaienti, il presidente dell’Università della Terza Età, che subito ha sollevato la questione, ci rende edotti riguardo al quadro complessivo dentro cui essa va collocata, e dentro il quale Lattuca era parso operare, contraddicendosi però cinque mesi dopo. “E dal momento che diventano percorribili -continua lo studioso che in materia di itinerari turistici andrebbe maggiormente consultato -compresa la salita alla Rocca e la discesa dall’altra parte” (più tant’altro che ci illustra nel dettaglio comprendente naturalmente anche il Lazzaretto) diventerebbe una cosa da leccarsi i baffi".

"Non siamo Lucca o Ferrara e nemmeno Montagnana -conclude- ma potremmo tranquillamente entrare nel novero delle città murate, perché le interruzioni sarebbero poche e in alcuni casi superabili. In via Aldini, per esempio, con una passerella aerea di 10-15 metri tu unisci un percorso che fu interrotto nel primo tratto di viale Carducci e si ricongiungerebbe al secondo. Diventando così il luogo di una passeggiata come del resto sarebbe stato nei Giardini Savelli se non avessero costruito quell’orrendo fabbricato che nasconde le mura e un tratto di passaggio sopra le mura dove ci sono dei lecci bellissimi che pochissimi cesenati conoscono perché è chiuso. C’è un cancello da aprire...”

Aggiunge Vaienti che “è una questione culturale”. Anche politica, però, sulla base del semplice assunto per cui, se si crede in un progetto, bisogna dimostrarlo con azioni coerenti.



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