mercoledì 18 marzo 2026

DOMANI INTERROGO DI UMBERTO CARTENI CON ANNA FERZETTI (LA GRAZIA) PROTAGONISTA CI RAPPRESENTA LA SCUOLA DEI SOGNI, QUELLA DELL'EMPATIA ESTREMA, DELL'ASCOLTO E DELLA FELICE INTESA TRA UNA PROF E LA SUA RIOTTOSA CLASSE. IN ULTIMA ISTANZA UNA SCUOLA IN CUI SU OGNI ALTRA PRIORITÀ DOMINA LA RELAZIONE. UN FILM INSOMMA PROFONDAMENTE ISPIRAZIONALE. A PATTO DI NON PRENDERLO COME ORO COLATO.

Domani interrogo di Umberto Carteni non ha nulla del docufilm. Daniele Gualdi, presentandolo all'Eliseo di Cesena accanto all'attrice protagonista, Anna Ferzetti, che fa la parte della prof, ha accennato ad un pizzico di parentela col genere. In effetti la trama è sottile e la stessa attrice ha confermato riguardo al ruolo importante dell’improvvisazione da parte dei giovani e bravissimi attori. Della realtà della scuola però il film non documenta affatto. 


Il che però costituisce  il suo massimo pregio. E anche la ragione per cui questo lungometraggio uscito nelle sale un mese fa meriterebbe un successo maggiore. Non solo di essere proposto per la fortunata rassegna cesenate di Cinemanimamente. Con cioè psicologi e dintorni.


Domani interrogo rappresenta infatti in una tranche d’ecole la scuola da sogno (nel senso letterale della formula) che molti vorrebbero ma che largamente non abbiamo. Una scuola cioè nella quale in modo enfatico certo (è fiction dopotutto) e quindi doverosamente emozionante gioca un ruolo fondamentale un ingrediente che nelle aule e nell'educazione in generale dovrebbe costituire l’impalcatura. La relazione.


Tutto del film, anche tradendo la realtà, parla di questa naturale inclinazione del sapiens che spinge e trascina all’interscambio di nozioni, pareri, emozioni, corpi, umori e liquidi. E di cui la scuola dovrebbe essere la fucina. 


C'è a questo riguardo del coraggio in Domani interrogo. Perché per rappresentare un consiglio di classe che si svolge intorno ad un tavolo con docenti che, siccome stanno parlando degli studenti, si guardano giocoforza in faccia, bisogna come minimo essere, come si suol dire, di quelli che non la mandano a dire. Basta infatti i genitore per confermare che quella prassi nelle scuole italiane non è contemplata.



E poi c’è quell’abbraccio, verso il finale, quel fare un corpo solo coi loro corpi, studenti e prof, alla notizia di un lutto che li riguarda. Un abbraccio tanto lontano dal verifichificio che è la scuola superiore italiana. Inimmaginabile dalla dirigenza che, serrata nel suo burocratico stanzino, deve dare retta ad un genitore che protesta perché durante una lezione il/la docente ha detto cazzo.


Già, perché la prof di Domani interrogo ricorre proprio ad un “mi avete rotto il cazzo” per domare una classe riottosa e obliterare il suo ticket di esordio. Vogliamo vedere che succede se?

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