UN FERRARA BUSKERS FESTIVAL 2024 A PAGAMENTO (11 EURO) E DISLOCATO SUONA COME UNA CONTRADDIZIONE. È ANCORA BUSKER? C’È CHI DICE DI NO

Giacomo, 25 anni, busker ferrarese a tempo pieno, suona Bach col violino dentro la navata dell’ingresso del Castello Estense in questa mattina del terzo giorno del Ferrara Buskers Festival e piace a chi entra ed esce dal cortile del maniero. Tanto che la custodia  dello strumento è bella piena di monetine e pure bigliettoni. Ebbene, Giacomo mi risponde che in Corso Ercole d’Este e in Corso Biagio Rossetti, il cardo e il decumano della cittadella nella quale gli organizzatori hanno collocato la trentasettesima edizione della celeberrima rassegna dei musicisti di strada, non ci andrebbe mai. “Non è busker quella roba lì” sentenzia evidentemente molto grato per essere stato interpellato sull’argomento e potersi sfogare un po’. 

Il cambiamento in effetti non può non far discutere. Busking è musica di strada, è improvvisazione, libertà, socialità, e inscatolare l’arte in un crocevia, per quanto di impareggiabile fascino, con   biglietto d’ingresso (11 euro), controllo di borse e zaini con divieto di introdurre liquidi d’ogni genere, quelli personali in alluminio compresi, non può non apparire prima di tutto singolare. Se non addirittura contraddittorio.

Giacomo, 25, busker ferrarese

Un po’ come la street art in un museo. Anzi, peggio: dopo che hai pagato il biglietto o il pass (40 euro) e dopo aver consumato nell’area food del parco Massari, nel quale la manifestazione dilaga con performance musicali, cartomanti e fish & chips, che voglia hai di darne anche ai musicanti? Anche perché a questo punto non sembrano più busker, ma performer. Niente di strano che girino cacciatori di teste. 

Fino a dieci anni fa, continua Giacomo, il Busker Festival era un’altra cosa: un evento all’insegna della libertà, dell’osmosi col commercio, i cittadini, una festa. Poi di limitazione in restrizione si è approdati via via all’edizione 2024, la prima a pagamento. “I costi organizzativi sono diventati insostenibili” scrive sul catalogo dell’evento per giustificare la scelta Rebecca Bottoni, presidente dell’Associazione Ferrara Buskers Festival, moglie del suo inventore Stefano Bottoni. 

Non bastano purtroppo i contributi regionali (41500 euro) in aggiunta a quelli sicuramente superiori del Comune e di altri sponsor per coprire i 330000 mila necessari. La non gratuita tuttavia ha richiesto anche l’allontanamento dall’area del castello, dove fino all’anno scorso la manifestazione si svolgeva. Le due vie prescelte sono poco più in là, sono monumentali e magnificamente ferraresi, ma stonano con l’evento. 

Ci voleva evidentemente una location sigillabile per far pagare la gabella. Seguendo questa logica però la trentottesima edizione dove andrà? Al polo fieristico?

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