sabato 14 marzo 2026

GOOD BOY DI JAN KOMASA CI PARLA DELLA FAMIGLIA, DEL NIDO COME FUCINA DI EMPATIA E SOLIDARIETÀ MA COI MEZZI DELLA RIEDUCAZIONE IN STILE ARANCIA MECCANICA. L'INTERROGATIVO SE LA FORZA GIUSTIFICHI LE MIGLIORI INTENZIONI SEMBRA INCONTRARE IN QUESTO FILM UNA RISPOSTA POSITIVA. UN FILM FIGLIO DEI TEMPI?

Nella prima mezzora di Good boy di Jan Komasa in uscita nelle sale nel marzo 2026 inevitabile che scatti il suggerimento di Arancia meccanica, con quel ragazzaccio che nelle sue notti da sballo ne fa d’ogni, ma un bel giorno entra forzatamente in un trial rieducativo non proprio convenzionale  À la guerre comme à la guerre.

Il celebre cult movie di Kubrik, tratto dal romanzo di Anthony Burgess, cede poi però il posto a prodotti di riconducibile discendenza dal capolavoro di cinquantacinque anni fa, ma più di serie, più intrisi di noir o thriller.

Viene in mente Locked (2025) con un terribile Anthony Hopkins nel ruolo di rieducatore “con altri mezzi” vessato dai ladruncoli o semplicemente folle, e Bill Scarsgard nella parte del giovanotto malcapitato cascato nelle grinfie vendicative dell’anziano. In Goodboy la vittima-protagonista, Tommy, è Anson Boon, 26 anni appena compiuti, la faccia scanzonato come nel film. L'aguzzino è interpretato dall’ottimo Stephen Graham

Avanti nella storia inevitabile però l’ingresso quanto a filiazione di La musica del caso di Paul Auster. Il senso e il fine dell’intrappolamento di Tommy acquistano sempre più un risvolto ambiguo, quasi metafisico. Scatta inevitabile anche il dubbio su un precipitare del finale altrettanto tragico, altrettanto senza alternative. Il carceriere la sa lunga. Il povero Tommy, che a questo punto ci fa pena, induce a solidarietà e la claustrofobia invade anche i nostri cuori.

Good boy però vuole andare oltre. Vuole insegnarci qualcosa sulla genesi della comunità di basela famiglia e dintorni, in un mondo che la assedia con la sua violenza e non ha riguardo per cancelli e sistemi di sicurezza. Sembrerebbe inoltre confidare sulla sua capacità di promuovere e moltiplicare redenzione. Rigorosamente "con altri mezzi". Legittimo dubitarne.