A proposito dell’intesa tra i ballerini anticipando questa intervista mi parlavate del tango addirittura all’interno di un discorso di terapia di coppia. Ha forse, questo ballo, qualche potere che cementifica l’unione?
È un tipo di ballo che si basa sulla comunicazione tra un uomo e una donna. Una comunicazione particolare che presuppone il rispetto per l’altra persona. Non balli per te stesso ma per l’altro. La donna che recepisce il movimento esegue nel senso che c’è una proposta e una risposta, ma tutto in modalità gentile, non imperativa. Tale cioè da creare quella armonia che si vede dall’esterno. Ma attenzione: stiamo parlando del tango sociale, non quello di manifestazioni particolari, con cose preordinate ed esibizioni. Intendiamo il tango in cui comanda la comunicazione, in cui quel che si fa, lo si fa in due. Agli inizi degli anni ‘90, quando il tango argentino s’è risvegliato dopo il sonno della dittatura e si è diffuso a livello internazionale partendo dagli USA con la fondamentale manifestazione di rilancio a Broadway, gli organizzatori non vollero portare il tango show ma gente presa dalle milonghe, perché si voleva far vedere il tango sociale.
Il tango è cultura come tutti i balli, ma sembrerebbe di più. Anche il folk romagnolo è cultura ma non è diventato un ballo globale. Quali sono i punti di forza che hanno reso il tango un ballo che balli ovunque, a Oslo come a Tokyo?
Al contrario del folk romagnolo che è un fenomeno circoscritto nato nel dopoguerra, un fenomeno locale, il tango nasce a Buenos Aires e a Montevideo a seguito delle migrazioni da tutte le parti del mondo. Rappresenta infatti la sofferenza degli emigranti, la nostalgia della lontananza, e tantissime etnie partecipano alla sua maturazione. Gli italiani scappati dalla fame in testa. Gli ebrei dalle persecuzioni. E poi viene portato in USA. Da lì però poi ritorna dove è partito, nei luoghi in cui era nato. E torna trasformato e, diversamente dal folk romagnolo che è puro divertimento, si afferma come linguaggio primordiale del corpo comprensibile da chiunque perché usa il corpo al posto della parola nel senso che esprime gesti ed emozioni attraverso il corpo. Che, e qui veniamo al punto, è un linguaggio universale da tutti comprensibile nella Torre di Babele dei linguaggi del mondo. Di più: unisce universalità e individualità perché, e lo noti anche dall’esterno, ciascuno lo balla a modo proprio, come è nella vita e come è quel giorno. Questo anche perché indubbiamente il tango nasce da un forte desiderio di ricerca del partner, storicamente della donna da parte dell’uomo. Il tango è il maschio e la femmina che si incontrano. Passi specifici lo testimoniano, passi in cui l’uomo propone. La mordida. Il giro con la donna che ruota intorno all’uomo che la segue. La parada che è la metafora del creare un problema: un impedimento alla ballerina da parte del ballerino, un problema che va risolto insieme. Il tango è un cercarsi. Poi magari non ci si trova…
Torniamo quindi alla funzione terapeutica…
Il tango lo si risolve insieme. Non esiste la menzogna: il corpo non mente. Se la donna durante il ballo dimostra di non aver capito e addirittura te lo dice significa che non hai comunicato bene oppure, al contrario, che il suo corpo si oppone o non si propone. Durante il lavoro a Milano all’interno della terapia di coppia vedevi proprio questo atteggiamento. Le coppie avevano dei problemi e lo psicologo cercava di aiutare a risolverli interpretando alcuni movimenti e comportamenti del tango. Il tango veicola reazioni nella relazione: all’esperienza di Milano c’è stato addirittura chi, una lei, dopo aver fatto la mordida la volta dopo non ha partecipato. Ne è uscita disturbata da non dormirci letteralmente la notte forse per aver vissuto quel passo come espressione di una manifestazione di affetto in precedenza mai ricevuta e/o in contrasto con un’idea di sé come figura dominante. Nella relazione, nel lavoro, nella vita. Il tango è una cartina di tornasole. Se la coppia funziona esalta, se no scoppia per una ragione molto semplice: se normalmente una coppia fa assieme poche cose, nel tango invece devi fare assieme tutto.
Le canzoni sono tristi. Non sarà che è lo spagnolo a renderle cool anche tra i meno vecchi? E che se le sentissimo in italiano ci apparirebbero démodé come quelle del liscio? Facendo perdere appeal al ballo?
I testi del tango sono poetici. Dubitare dei testi del tango sarebbe come dubitare che De André ha scritto canzoni con emozioni e sentimenti non più attuali. Ha composto tango anche Guccini. Ci ha fatto un album. Veniva a Bologna a guardarci, stava in silenzio, prendeva appunti e poi andavamo a cena. Era affascinato. Ivano Fossati ha scritto vari tanghi. I testi del tango sono delle vere e proprie poesie e in italiano forse attirerebbero ancora di più, perché parlano di sentimenti: disperazione, rimpianto, nostalgia e non solo. Molto presente è anche il tema del riscatto sociale da parte di derelitti e emarginati tanto ballerini quanto interpreti. Negli USA dai neri sono usciti jazz e blues, in Argentina dagli emigranti italiani è nato il tango che è il loro blues. La diversità col blues sta nella mentalità: l’Argentina era un paese conservatore nel quale il tango era sempre un po’ represso, perché legato ai bassifondi, alle prostitute, agli ultimi. Era sempre un po’ nascosto. Che è la ragione per cui ha sempre un che di misterioso. Oggi c’è l’hip hop, allora c’erano le convettillas con le abitazioni intorno e in mezzo al cortile dove nasce il tango. Accompagnato dagli organetti prima dell’arrivo dell’orchestra con la chitarra, la pianola e il flauto. E dopo ancora del violino e del bandoneon e poi, ma solo per ultimo, il cantante. Intanto dal cortile si passa al boliche, tipo saloon, prima di arrivare nel centro della città.
Un messaggio per attirare al Tango...
Il tango è un racconto in poesia. È vita che dura finché dura la tua vita. E la vita, come canta Pedro Laurenz, è una milonga…
