martedì 16 dicembre 2025

MR NOBODY AGAINST PUTIN È UN DOCUFILM, UNICO LUNGOMETRAGGIO DANESE CANDIDATO AGLI OSCAR, CHE GUARDA DALL'INTERNO LA RUSSIA NELLA GUERRA SCATENATA DA PUTIN PER CONQUISTARE L'UCRAINA. UNA SCUOLA PRIMARIA SOGGETTA A MILITARIZZAZIONE E PROF E STUDENTI COSTRETTI A PIEGARE LAVORO E STUDIO ALLA VOLONTÀ DEL REGIME DI CONTROLLARE, MANIPOLARE E SFRUTTARE COME CARNE DA CANNONE IL POPOLO. A PARTIRE DAI PIÙ PICCOLI.

 



Il personaggio decisamente più sorprendente di Mr nobody against Putin, docufilm di 90’ creato con riprese di Pavel Talankin trafugate in Danimarca per essere trasformate in lungometraggio col ruolo determinante del regista David Borenstein, è la madre di Pasha, il giovane protagonista e autore delle riprese in quanto docente e coordinatore degli eventi della scuola primaria di Carabash, Urali meridionali, Russia, dove la storia si svolge.

Storia semplice. Pasha, in quanto coordinatore degli eventi della scuola ha anche il compito di filmare ciò che di interessante si svolge al suo interno. Da sottolineare la circostanza: da noi la cosa sarebbe semplicemente trattata con orrore e vietata. Nella Russia di Putin invece si fa con gran soddisfazione di Pasha. Se non fosse però che con l’invasione russa dell’Ucraina studenti e prof sono sottoposti a militarizzazione e autoritarismo da ogni punto di vista: marce militari, prediche contro il nemico interno ed esterno, Wagner che addestra ragazzi e ragazze ad imbracciare le armi, maestri che predicano la bellezza del morire per madre Russia e, naturalmente, coscrizioni di giovani-carne da cannone.

E Pasha dissente, vorrebbe addirittura dimettersi perché fare da trombone alla guerra non gli va, ma poi decide di restare proprio per documentare. E qui torniamo alla madre.

Il cui figlio è l’unico nell’istituto e forse tra i 10 mila abitanti del paese, la cui fortuna è essenzialmente legata alla produzione del rame e la sfortuna alla medesima attività (inquinamento e speranza di vita bassissima), a manifestare un qualche disagio per la guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina. La madre, però, bibliotecaria nella medesima scuola, ascolta e osserva il figlio agitarsi chiusa in una sorta di afono e impermeabile stacanovismo rotto solo da poche frasi lapidarie di universale rassegnazione tipo la guerra c’è sempre stata e sempre ci sarà. 

Ebbene, quella madre sembra incarnare nella sua ineffabile imperturbabilita il miracoloso mix di retroterra sovietico, militarismo, ubbidienza e totalitarismo fascista, fede nella dea “madre Russia” riconoscente, che sta nutrendo e sostenendo insieme ai droni e ai kinzhal lo sforzo bellico antiucraino. 

Che sta costando al paese una media di 1000 giovani morti al giorno e se a noi non può non suggerire il dubbio che, Putin vivo,  mai potrà finire senza un cospicuo bottino da parte dell’aggressore come alternativa alla mancata riannessione nell’impero dell’Ucraina intera, al cineasta in erba destinato a fuggire a Copenaghen ha fornito una delle scene più toccanti.

Nero assoluto in quanto il regime vieta di filmare i funerali. Solo le grida e le parole della madre che non crede non capisce, non si capacita di quel figlio cadavere.

L’opera, girata in questi giorni alla cineteca di Milano e visibile anche in streaming con sottotitoli in inglese, è unica candidata per la Danimarca agli Oscar.


venerdì 5 dicembre 2025

GIOIA MIA, OPERA PRIMA DI MARGHERITA SPAMPINATO, FILM PLURIPREMIATO A LOCARNO 2025, IN ANTEPRIMA A MILANO IERI E NELLE SALE DAL 11 DICEMBRE, È LA STORIA COINVOLGENTE DI UNA RELAZIONE TRA UNA ANZIANISSIMA E UN GIOVANISSIMO. TRAMA NON NUOVA, MA SVILUPPATA DALLA REGISTA CON ORIGINALITÀ GRAZIE SOPRATTUTTO ALLA CARATTERIZZAZIONE FORTE DI DI GELA, DONNA D'ALTRI TEMPI EPPURE MODERNA


Opera prima di Margherita Spampinato, vincitore di due premi a Locarno 78, Gioia mia, in anteprima a Milano il 4 dicembre, uscirà nelle sale l’11 dicembre e non è azzardato immaginare un certo successo per questo tipico film locarnese, con budget certo non stellare e girato tutto a Trapani con un cast largamente locale. Anche in considerazione della temperie natalizia.


La trama semplice, non originalissima, è infatti accattivante anche perché è imperniata senza sconti sul rapporto all’inizio ruvido ma via via sempre più empatico e foriero di interessanti scoperte e sorprese tra una anzianissima prozia, Gela, e un pronipote, Nico, ancora ragazzo ma ad un passo dalla pre-adolescenza e dalle sue tappe, per esempio il primo castissimo bacio. In mezzo, tra questi due estremi generazionali, l’assenza di ogni altra età è totale e, come ha sottolineato la cineasta in sala, voluta. Proprio per consentire al rapporto tra i due, così diversi, così apparentemente inconciliabili, tutto l’attrito possibile in tutte le sue potenzialità.


C’e una sola eccezione per quanto riguarda l’esclusione selettiva del mondo degli adulti, Violetta, che però vediamo solo all’inizio del film. Violetta è la storica e amatissima babysitter di Nico che si sposa e lascia, per così dire, il posto, con gran dolore, anzi lutto, di lui. Di qui l’emergenza di spedire il fanciullo in questa Sicilia più che anziana. Diremmo antica. Anzi, iper antica per la profusione di sacro al limite del kitsch nell’appartamento di Gela.


Anche però sorprendentemente moderna. Coriacea nel suo attaccamento ostinato a semplici qualità e regole umane. Altrettanto amabile al contempo nella sua naturale consapevolezza di ciò a cui l’umanità di tutti i luoghi e tempi aspira.


In questa Sicilia Nico (Marco Fiore) si troverà precipitato dalla metropoli al medioevo, come lui stesso recriminerà al padre al telefono, e, ancora come lui stesso lamenta, ad accoglierlo non sarà la classica nonna che fa biscotti al nipote, ma una vecchia (Aurora Quattrocchi) a tutto tondo.


La quale però col ragazzino, in verità già molto ben educato al dialogo e all’ascolto, entra in una relazione diretta e direttiva, senza indulgenze per la smartphone dipendenza né autocensure o complessi di inferiorità per la propria età. E in un sano regime di parità anche sulla sfera, oggi diremmo, sessuo-affettiva. Senza consenso scritto dei genitori. E il giovane apprezzerà.